Aesthetica
Fiat lux. Una filosofia del sublime
Baldine Saint Girons
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2003
pagine: 420
Anatomia del Barocco
Guido Morpurgo Tagliabue
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2002
pagine: 132
Vengono raccolti in questo volume due saggi convergenti di Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997). Il primo (Aristotelismo e Barocco) è la riedizione di uno studio pubblicato negli anni ’50 che costituisce una pietra miliare dell’interpretazione novecentesca del Barocco. In esso – libero dai pregiudizi illuministici, romantici, ed infine crociani, che hanno caratterizzato in passato la valutazione del Barocco – il Barocco, attraverso una lettura sistematica dei testi d’epoca, viene rivalutato in positivo quale tentativo d’originale risposta alla crisi dell’Umanesimo e del Rinascimento. La “mentalità barocca” viene così ricostruita scientificamente come in laboratorio, e osservata nei suoi concetti portanti (il concettismo, l’edonismo pedagogico, l’acutezza, ecc.), nelle sue tipiche realizzazioni (le forme d’arte e d’intrattenimento, il costume, i rapporti sociali, ecc.), nelle sue principali zone d’irradiazione (Italia, Spagna, Francia, Inghilterra). La riproposizione di questo studio fondamentale – oggi introvabile e che anche in passato ebbe circolazione limitata agli specialisti – è arricchita da un saggio attuale estremamente polemico (Il Barocco e noi: Perché non siamo e come siamo barocchi), nel quale l’Autore, intervenendo nella voga odierna di considerare l’epoca contemporanea come un’età neobarocca, e prendendo le distanze da essa, sviluppa una critica lucida e succosissima delle manifestazioni emergenti nella contemporaneità. La presente affascinante introduzione all’universo della cultura barocca accompagna la pubblicazione, in questa stessa collana, della prima edizione italiana dell’opera che costituisce una delle massime espressioni del Barocco: L’Acutezza e l’Arte dell’Ingegno di Baltasar Gracián.
La bellezza ideale
Esteban de Arteaga
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2002
pagine: 164
La teoria del bello ideale domina la discussione estetica nella seconda metà del Settecento. Il suo centro di irradiazione è l'Italia, e in particolare Roma, dove si incontrano Winckelmann e Mengs; ma essa finirà per orientare tutto il dibattito del Neoclassicismo europeo. Esteban de Arteaga (1747-1799), spagnolo di nascita ma italiano per studi e cultura, ne dà in questo trattato pubblicato nel 1789 l'esposizione di gran lunga più metodica e completa. Se Winckelmann si era limitato a brevi accenni illuminanti, e Mengs aveva avuto di mira solo l'applicazione del principio dell'ideale alle arti figurative, Arteaga vuole costruire un sistema compiuto, che esamini non solo il ruolo dell'ideale nella pittura e nella scultura ma lo estenda alla poesia, alla musica, al teatro. Si propone di mostrare la compatibilità tra il principio della idealizzazione e quello tradizionale della imitazione della natura, distinta dalla mera illusione e dalla copia, e si spinge a teorizzare la possibilità della rappresentazione del brutto. In questo testo, incredibilmente a lungo dimenticato, è possibile invece cogliere l'esito di molti dei dibattiti centrali dell'estetica settecentesca, in un crocevia ove confluiscono Batteux e Hutcheson, Mendelssohn e Diderot, e che apre alle grandi problematiche impegnate dalla Modernità. Proprio alle soglie della rivoluzione romantica, che metterà in crisi la teoria della bellezza ideale (sia pure nutrendosene più di quanto comunemente si immagina), questo classico volume di Arteaga, che qui si presenta per la prima volta in lingua italiana, puntualmente curato da Elena Carpi ed arricchito da una limpida introduzione di Paolo D'Angelo, ne traccia un bilancio lucido ed efficace: ancora oggi lo strumento migliore per chi voglia comprenderne il significato e i problemi.

