Johan & Levi
I gatti nell'arte
Desmond Morris
Libro: Libro rilegato
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 224
Il gatto — la più elegante, cocciuta e scaltra delle creature — è stato un soggetto prediletto da artisti di ogni cultura ed epoca, fin dalla notte dei tempi. La spettacolare incisione rupestre realizzata in Libia settemila anni fa è forse la più antica testimonianza di una zuffa tra felini, da cui prende avvio una lunga e ininterrotta tradizione visiva. Una profusione di immagini cui non sempre corrisponde un sentimento univoco verso il gatto che, se oggi è fra gli animali domestici più venerati, nei secoli è stato spesso vittima di odio e persecuzione. Da animale sacro nell'antico Egitto a deterrente contro i roditori nella civiltà babilonese, alleato dell'uomo contro gli aspidi dal morso letale, apprezzato per la tecnica venatoria e immortalato come valido compagno di caccia, il gatto si affranca via via dalle attività pratiche diventando l'indolente amico dell'uomo, che gli spalanca le porte della propria casa. La convivenza però non dura a lungo e la sua fortuna conoscerà ancora alti e bassi. Tanto che sul finire del Medioevo prevale l'immagine di malefico sodale del demonio, sprezzo che coincide con il ruolo sinistro cui è relegato nei dipinti. Quasi mai protagonista nelle tele dei grandi maestri ma mero accessorio raggomitolato ai piedi di una figura femminile, bisognerà attendere il sentimentalismo vittoriano perché torni in auge e un radicale cambio di status lo faccia ritrarre, insieme ai suoi compari, in intimistiche scene famigliari. È questo il periodo più propizio per essere gatto, un'età dell'oro sia per l'amorevole relazione con il compagno umano sia per il ruolo centrale che conquista nell'opera d'arte, dove finalmente la fa da padrone. Sensibile a ogni sfumatura felina, il più grande zoologo dei nostri tempi ci racconta la storia dell'arte attraverso la lente degli artisti gattofili. Simbolo di violenza spietata per Pablo Picasso che lo rappresenta in veste di predatore feroce, emblema supremo della sessualità femminile in Balthus, soggetto molto popolare tra vignettisti satirici e caricaturisti fino a diventare volano di denuncia politica con Banksy, il gatto è un'inesauribile fonte per esplorazioni visive e voli pindarici.
Charlotte Perriand
Anne Bony, Kengo Kuma
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 178
Charlotte Perriand (1903-1999) è un’architetta e designer francese che ha contribuito a fondare il design contemporaneo e a rinnovarlo continuamente. Dall’inizio della sua carriera nel 1927 fino al 1937, lavora con Le Corbusier e Pierre Jeanneret a Parigi come partner responsabile dell’architettura d’interni e dei complementi d’arredo. Con loro sviluppa quello che sarà il suo lavoro più conosciuto: la serie di sedie in tubi di acciaio. Lo stile unico con cui Perriand scolpisce spazio, luce e materia si basa su una logica semplice e funzionale che ritroviamo in molto design di oggi. Il testo introduttivo di Anne Bony ripercorre le tappe della sua vita e della sua carriera di donna emancipata, libera dalle convenzioni, precocemente affascinata dallo spazio vuoto e dal design d’avanguardia, visionaria al punto da farsi strada in una professione dominata dagli uomini. Nel testo che chiude il volume, l’archistar Kengo Kuma approfondisce il legame di Perriand con il Giappone: se questo paese, dove Charlotte soggiornò per due anni, è punto di partenza della sua carriera, lei a sua volta ha avuto un ruolo fondamentale negli sviluppi dell’architettura e del design giapponesi. Tanto che, ancora oggi, sono numerosi i giovani designer che trovano ispirazione nelle sue creazioni nutrite di libertà e di amore per la vita.
Ettore Sottsass
Emmanuel Bérard
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 168
Ettore Sottsass (1917-2007) ha lasciato un’impronta unica nella storia del design del XX secolo e la sua figura è legata a doppio filo con la storia del disegno industriale italiano del dopoguerra. Dalla prolifica collaborazione con Olivetti, per cui progetterà calcolatori e macchine da scrivere (tra cui la celebre Valentine nel 1969), ai mobili realizzati con Poltronova, fino alle ceramiche prodotte da Bitossi, Sottsass è moderno anche nel suo modus operandi: un’indipendenza totale nei confronti delle imprese committenti unita all’assenza di esclusività, che contribuisce a garantirgli quella fecondità che è cifra del suo lavoro. La fama mondiale arriva con Memphis, insegna dietro la quale designer arruolati direttamente da Ettore collaborano contro “il panorama uniforme del buon gusto”. Con questa bomba deflagrata nel 1981 prende vita una nuova sensibilità, che avrà risonanza planetaria. Ad accompagnare la ricca selezione iconografica, il testo introduttivo ripercorre la sua biografia umana e professionale, nel solco di un padre architetto e segnata dall’incontro con figure altrettanto decisive: il suo mentore, il pittore Luigi Spazzapan, e le due mogli, Fernanda Pivano e Barbara Radice. Se per molti Sottsass è stato l’anima di Memphis, per altri rimane l’uomo che formò una generazione di architetti, designer e creativi i cui lavori tengono vivo il suo genio.
Lo scolabottiglie di Duchamp
Ermanno Migliorini
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 144
Nel 1914, poco prima di partire per New York, Marcel Duchamp compie un gesto dirompente: elevare uno scolabottiglie a opera d’arte attraverso la mera scelta di quell’oggetto e il successivo trasferimento nel “perimetro sacro” del suo studio. Tale azione inaugura la pratica dei readymade, prodotti industriali, d’uso comune, ai quali l’artista assegna arbitrariamente lo statuto di opere, ponendosi in aperta e ironica sfida all’idea dell’artista faber. Lo Scolabottiglie diventa così un precedente storico che permette a Ermanno Migliorini di attuare da un lato una acuta e lungimirante analisi dell’arte internazionale del secondo Novecento, individuando le sfide poste dalle neoavanguardie debitrici dell’atteggiamento iconoclasta di Duchamp; dall’altro di illuminare i problemi che le derive di tale gesto provocano all’“edificio estetico” e alla critica d’arte impreparati ad affrontarlo. In questo fondamentale saggio del 1970 si tenta di chiarire, attraverso la lente della filosofia analitica, il significato generale dell’operazione duchampiana e delle dichiarazioni che la accompagnano in quanto capaci di mettere in evidenza la dissociazione tra il procedimento artistico e le strutture valutative tradizionali. La pretesa di “proporre valore senza portare ragioni” ha contribuito a segnare profondamente la direzione in cui si muove buona parte dell’arte del nostro tempo. Una direzione che sullo sfondo trova, se non proprio lo Scolabottiglie o un altro readymade, qualcosa che gli somiglia molto, ovvero qualcosa legato al piano delle esperienze sensibili immotivate e immotivabili.
Macchina e stella. L'eredità di Duchamp
Michele Dantini
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 96
A partire dagli emblemi lasciati in eredità da Duchamp alla seconda metà del Novecento, la macchina e la stella, questo volume presenta tre minisaggi sul tema dell’ispirazione e delle sue intermittenze. A partire dalle opere di Marcel Duchamp, Jasper Johns e Alighiero Boetti, Michele Dantini getta nuova luce sulla metafora dell’artista come “macchina”, sul venir meno del processo creativo come ordinata routine professionale che aveva tradizionalmente caratterizzato la trasposizione dell’ “idea” in immagine. Una svolta per certi versi liberatoria, ma anche foriera di implicazioni allarmanti, sperimentate in tutta la loro urgenza dalla generazione “informale”: come proteggersi dalle discontinuità dell’“ispirazione”, come conferire durata al tempo interiore, se tutto si risolve nell’irripetibile eccezionalità dell’attimo? Dantini analizza passo dopo passo la “reinvenzione” del mestiere di artista: la curiosa adozione di readymade per restituire plausibilità e vigore alle tecniche tradizionali, la dilatazione indefinita dei tempi di esecuzione; la pratica dell’arte della ripetizione e la creazione di appaganti routine grazie a procedimenti “automatici”, impersonali e addirittura delegabili. Al “miserabile spettatore” e alla sua acutezza il compito di cogliere nelle opere una continuità nella transizione, di ricostruire le metafore soggiacenti e «interpretare una routine rivelatasi improvvisamente sgombra di tecniche e riferimenti riconoscibili».
Immersioni. La realtà virtuale nelle mani degli artisti
Elisabetta Modena
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 112
Nata alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, la realtà virtuale è oggi al centro di un rinnovato interesse grazie alla diffusione di visori portatili ed economici che l’hanno resa un medium protagonista nel settore dell’intrattenimento, ma anche uno strumento a disposizione degli artisti. A confrontarsi oggi con questa tecnologia sono nomi noti del sistema dell’arte, ma la VR è utilizzata già dalla fine degli anni Ottanta sia da artisti la cui ricerca era legata principalmente alle nuove tecnologie sia da artisti che operavano con un’ampia varietà di mezzi espressivi e che decisero di sperimentarla. Attraverso casi di studio, il volume intende fare il punto sulle tappe storiche del suo utilizzo in ambito artistico e sui problemi critici connessi: realizzare un’opera in VR non significa infatti solo impiegare un medium straordinario per dare forma a mondi-immagine a 360° in cui immergersi, ma rappresenta anche un’occasione per confrontarsi con nuove grammatiche progettuali, espositive e conservative.
Fantastiche presenze. Note su estetica, arte contemporanea e realtà aumentata
Sofia Pirandello
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 112
Questo breve saggio si propone di fare il punto sulla crescente tendenza, registratasi negli ultimi vent’anni, a impiegare la realtà aumentata in ambito artistico. All’introduzione sono affidate una serie di note cronologiche, tecniche e definitorie: verrà ricostruita la storia della realtà aumentata; le caratteristiche dei dispositivi con i quali è possibile implementarla; le applicazioni che essa consente. A partire dall’analisi di due casi studio, ogni capitolo affronterà un problema teorico differente. Fantastiche presenze si propone di costruire una costellazione teorica che possa offrire al lettore delle coordinate utili all’analisi delle possibilità che l’utilizzo di questa tecnologia dischiude per la pratica artistica.
Louvre, mon amour. Undici grandi artisti in visita al museo più famoso del mondo
Pierre Schneider
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 192
È indispensabile dare fuoco al Louvre per affermarsi tra i maestri del proprio tempo? Per rispondere a questa provocazione, negli anni sessanta il critico d’arte Pierre Schneider invitò undici celebri artisti – fra cui Giacometti, Miró, Chagall, Steinberg – ad accompagnarlo, uno per volta, attraverso le sale del museo per eccellenza. La verità che ne emerse è valida tutt’oggi: il Louvre esercita un richiamo inesauribile sul vero artista, il quale sa instaurare un dialogo fra pari con i giganti che vi dimorano. Schneider registra ogni commento, ogni gesto, perfino i silenzi e gli umori altalenanti dei suoi interlocutori, dei quali tratteggia in poche battute l’itinerario del pensiero. Poi, al momento buono, la domanda insidiosa. Le loro repliche – a volte feroci, a volte ammirate, mai deferenti – rivelano un acume raro nello scandagliare opere con cui dimostrano una intimità fuori dal comune. Assistiamo così all’imprevedibile commozione di Chagall davanti a Courbet («un grande poeta»), alla sua stizza di fronte a Ingres («troppo leccato»), alla predilezione di Giacometti per l’autoritratto di Tintoretto («la testa più magnifica del Louvre»), ai fischi di ammirazione che Miró rivolge ai mosaici africani. In queste trascinanti passeggiate soffia uno spirito di riconciliazione fra vecchio e nuovo che mette in crisi l’idea del museo quale deposito di oggetti obsoleti, incapaci di parlare ai contemporanei. Ai suoi undici visitatori d’eccezione il Louvre appare, di volta in volta, come una scuola per affinare la visione, il cimitero ideale, una macchina del tempo che azzera scarti millenari, ma soprattutto il luogo in cui è possibile misurarsi con quanto di più grande è stato creato dall’inizio dei tempi.
Hitler e il potere dell'estetica
Frederic Spotts
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 480
Su Adolf Hitler sono stati scritti innumerevoli libri. Anni fa, quando la CBS annunciò di voler produrre un film sugli anni della sua gioventù, si sollevò un coro di proteste quasi unanime, riassumibili nella domanda: «Sappiamo chi è e sappiamo che cosa ha combinato, cos'altro c'è da sapere?». Frederic Spotts apre su Hitler e il Terzo Reich una prospettiva del tutto inedita, offrendoci una sorprendente rivisitazione degli obiettivi del Führer e della grande macchina che allestì intorno a sé. Raramente si è parlato del ruolo della cultura nella sua visione di un Superstato ariano, dove invece aveva un'importanza fondamentale: non era il fine a cui doveva aspirare il potere, ma addirittura il mezzo per conquistarlo. Dagli spettacolari raduni di partito a Norimberga alle imponenti opere architettoniche, dai festival musicali e il travagliato rapporto con Wagner alle politiche di epurazione, dai suoi stessi acquerelli al sogno di aprire un'enorme galleria d'arte a Linz: così l'artista mancato riuscì a esprimere il proprio talento ipnotizzando la Germania e gran parte dell'Europa. Una volta finito il conflitto, poi, l'unico nemico che Hitler non avrebbe imprigionato ma «lasciato comodamente vivere in una fortezza, con la possibilità di scrivere le sue memorie e di dipingere», sarebbe stato Winston Churchill, ovvero l'ufficiale britannico che durante la Prima guerra mondiale ritraeva le rovine di un villaggio mentre il Führer, sulla sponda opposta del fiume, immortalava una chiesa. Probabilmente, quindi, aveva ragione Carl Burckhardt, commissario della Lega delle nazioni a Danzica che nel 1939 incontrò il Führer due volte: il dittatore aveva una doppia personalità, da un lato l'«artista ipergentile», dall'altro il «maniaco omicida». Da oltre cinquant'anni a questa parte, per ovvie ragioni, gli scrittori hanno raccontato il maniaco omicida. Spotts, senza voler in alcun modo ignorare il secondo Hitler, ci parla del primo.
Nonumento. Un paradosso della memoria
Andrea Pinotti
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 320
Affidiamo le nostre memorie ai monumenti perché le conservino per noi. Così possiamo permetterci di dimenticarle. È questo il paradosso che affligge il memoriale: costruito come dispositivo di rammemorazione, si ribalta nel suo contrario, e diventa macchina di oblio. L’arte monumentale contemporanea si è ingegnata per trovare una terapia a questa patologia. A partire dagli anni sessanta si è formato un movimento eterogeneo, spesso radicale e non di rado contraddittorio, di artisti implicati nella progettazione di “contromonumenti” o “antimonumenti”: congegni che per via negativa ci interrogano profondamente nel nostro rapporto paradossale con la memoria e l’oblio. Rifacendosi liberamente ai non-uments di Gordon Matta-Clark, Andrea Pinotti, preferisce chiamarli “nonumenti” e ne offre una grammatica e una tipologia. Ma ci riesce davvero, il nonumento, a fare meglio del monumento? Davvero un parallelepipedo o una fontana che spariscono nel terreno gestiscono meglio le nostre smemoratezze rispetto a un obelisco o a una colonna orgogliosamente eretti nella loro ostinata verticalità? Davvero una performance o un re-enactment che durano pochi minuti o poche ore, risultano più efficaci di un mausoleo ben piantato dove sta da centinaia di anni? Davvero aria, luce, colori, bits, ci salvaguardano dall’amnesia più di pietra, bronzo, ferro? Queste domande risultano oggi urgenti più che mai: il tema del memoriale è tornato alla ribalta, proprio quando ci si impegna da più parti a buttarne giù il più possibile. In un’epoca in cui le statue vengono gettate nelle discariche come conseguenza dell’ondata di violenza iconoclasta ispirata dalla cosiddetta cancel culture o woke culture, questo libro propone una riflessione insieme estetica e politica sull’arte monumentale contemporanea e sulla contraddizione che l’affligge: negare il monumento, per riaffermarlo. Fare il nonumento.
Vestire all'etrusca
Larissa Bonfante
Libro: Libro rilegato
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 304
A giudicare dalla varietà di indumenti raffigurati con abbondanza di dettagli nella produzione artistica degli Etruschi, questo popolo risentì di molteplici influenze culturali, anche in fatto di moda. Tanto che, se un vestire "all'etrusca" c'è stato, non sarebbe possibile immaginarlo fuori dal contesto delle relazioni commerciali e dei frequenti scambi tra i popoli del Mediterraneo e del Vicino Oriente. È il caso delle diverse varianti del chitone, veste di origine greca, ma anche di acconciature come la lunga treccia portata sulla schiena, di derivazione orientale, o del tutulus di importazione greca, declinato però secondo forme tipicamente locali. Per individuare i tratti più autoctoni della moda etrusca, Larissa Bonfante compie un'articolata analisi dei suoi sviluppi dall'VIII fino al V secolo a.C. Lo fa attraverso un ricco percorso iconografico che segue l'evoluzione dei singoli capi di vestiario, calzature, ornamenti e pettinature, sui quali le fonti scritte hanno lasciato scarse notizie. È grazie agli artisti, infatti, che conosciamo il gusto per il lusso che portava gli Etruschi a adornarsi di gioielli e accessori; l'abitudine di vestire indumenti cuciti su misura in opposizione a quelli ampi e fluenti dei Greci; la riluttanza nei confronti della nudità di questi ultimi e la passione per una vasta gamma di cappelli in contrasto con l'uso greco di andare a capo scoperto; o, ancora, l'usanza femminile di indossare abiti che altrove erano riservati agli uomini, come la tebenna semicircolare, il mantello corto infilato alla rovescia e le calzature con i lacci. Usanza che rifletteva la libertà di cui godevano le donne nella vita pubblica e nella società rispetto ad altre civiltà coeve. Per Bonfante l'abbigliamento diventa un documento storico importante per datare i reperti e attribuire un sesso, un rango sociale e perfino un nome alle figure rappresentate. Se la moda degli Etruschi è espressione delle influenze assorbite dai modelli greci e vicino-orientali e trasmesse poi al mondo romano, questa polarità non esclude lo spazio di uno stile specificamente etrusco.
Sul design
Anni Albers
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2023
pagine: 128
Al Black Mountain College, la scuola sperimentale nel North Carolina che aveva accolto i coniugi Albers in fuga dal nazismo, Anni era solita ripetere ai suoi studenti: «Bisogna esplorare luoghi dove nessuno prima di noi è mai stato». Un atteggiamento spregiudicato che non doveva tuttavia precludere uno sguardo retrospettivo capace di misurare i progressi fatti nel campo delle arti e del design. Solo sapendo a che punto siamo possiamo dissipare la confusione che ci impedisce di vivere con consapevolezza il processo creativo e di individuare nuove strade. Questa raccolta di testi, introdotti da una prefazione di Nicholas Fox Weber, dà accesso a un pensiero illuminato che ha preso forma in cinquant'anni di attività – dal periodo al Bauhaus di Weimar e Dessau fino agli anni ottanta negli Stati Uniti – nutrendosi dell'esperienza sul campo oltre che di letture teoriche e filosofiche. Anni Albers ritorna su alcuni temi che le stanno particolarmente a cuore: la superiorità di un design anonimo e senza tempo, funzionale e non autoreferenziale; l'importanza del corpo a corpo con il materiale; l'idea che i limiti esterni giovino all'immaginazione; il valore dell'audacia; la convinzione che l'atto di creare sia l'emozione più intensa che si possa conoscere. Ancora oggi i suoi scritti sul design e sull'arte della tessitura sono studiati nelle università di tutto il mondo, e il suo insegnamento continua a essere un'inesauribile fonte di ispirazione.

