Johan & Levi
Storia degli antichi vasi fittili aretini
Marco Antonio Fabroni
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2022
pagine: 112
L’area di Arezzo ha attirato fin dal Medioevo l’attenzione di collezionisti e studiosi di antichità per via dei sottili e lucenti “vasi rossi” che affioravano dal terreno con frequenza e in quantità. Si trattava di vasi dal rivestimento di colore corallino, spesso decorati a rilievo con motivi vegetali e scene figurate che suscitavano curiosità ed ammirazione, tanto da portare l’illustre aretino Giorgio Vasari a ricordarne i “leggiadrissimi intagli” e i viaggiatori stranieri in visita al museo di Arezzo inaugurato nel 1823 a citarli nei loro diari di viaggio. Sulla scia di tale attenzione, nel 1841 Marco Antonio Fabroni, aretino, studioso di antichità locali e direttore del Museo cittadino, pubblicò Storia degli antichi vasi fittili aretini, la prima monografia su questa significativa classe di ceramica da mensa, oggi nota nell’ambito degli studi archeologici come Terra Sigillata, di cui Arezzo fu importante centro produttivo. L’intento dell’opera era di fornire un quadro di sintesi di quanto fino ad allora noto su questi vasi, corredandolo di disegni. Tratto distintivo del volume è infatti l’edizione di nove tavole che riproducono 189 disegni, di estremo dettaglio e qualità, realizzati dall’artista e scultore aretino Ranieri Bartolini. L’approccio analitico e pragmatico di Storia degli antichi fittili aretini è ciò che rende ancora oggi questo volume una lettura degna di essere ripubblicata.
Restituzione. Il ritorno a casa dei tesori trafugati
Alexander Herman
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2022
pagine: 120
Il tema dei beni culturali sottratti illecitamente ai loro contesti originari anima da decenni il dibattito globale. E ha acquistato nuovo slancio da quando l’opinione pubblica ha puntato i riflettori su prestigiose collezioni occidentali in cui sono custoditi tesori provenienti da paesi che oggi ne rivendicano la proprietà. Alexander Herman ci offre una panoramica ampia e aggiornata dei casi più controversi, come la querelle intorno ai marmi del Partenone o il parziale rimpatrio dei bronzi del Benin, passando per gli oggetti trafugati dal Palazzo d’Estate di Pechino e i dipinti requisiti dai nazisti. Quella della restituzione, però, è una faccenda più complessa di quel che appare, non solo perché obbliga a fare i conti con i soprusi degli antenati, ma anche perché applicare un’idea contemporanea di giustizia a istanze del passato può avere un costo imprevisto. Se oggi risulta inaccettabile che i simboli di un culto religioso strappati alle comunità indigene facciano bella mostra di sé nei musei dei “predatori”, in molti casi si tratta di manufatti entrati a far parte di quelle collezioni da secoli; alcuni hanno assunto un enorme valore culturale e perfino finanziario per le istituzioni che li ospitano, le quali potrebbero non essere disposte a rinunciarvi. Nell’indagare in che modo sia possibile negoziare le riconsegne, questo saggio si interroga anche sul paradigma stesso in cui siamo entrati: l’assillo di fare ammenda delle ingiustizie del passato potrebbe avere un impatto irreversibile sul settore culturale per gli anni a venire.
Gio Ponti
Oscar Duboÿ
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2026
pagine: 168
Poliedrico e instancabile, in oltre sessant’anni di carriera Gio Ponti (1891-1979) ha ridefinito lo spirito del design italiano, attraversando tutti i settori dell’arte applicata: dall’architettura residenziale agli interni, dalla ceramica al vetro, all’arredamento e oltre. La sua creatività senza confini gli ha permesso di esplorare e reinterpretare i più diversi gusti del XX secolo, dal Novecento al Razionalismo, sempre alla ricerca del bello in ogni sua forma. Come fondatore e direttore della rivista Domus, ha recepito e diffuso idee internazionali e stabilito i canoni della “casa all’italiana” – uno spazio dove tutte le arti si incontrano e convivono in armonia – contribuendo a esportare il Made in Italy. Oggi Ponti è celebrato non solo per capolavori come il grattacielo Pirelli a Milano, villa Planchard a Caracas e l’hotel Parco dei Principi a Sorrento, emblemi della modernità, ma anche per arredi iconici che continuano a essere rieditati e a ispirare nuove generazioni di designer in tutto il mondo.
Le Corbusier
Guillemette Morel-Journel
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2026
pagine: 168
Le Corbusier (1887-1956), nato Charles-Édouard Jeanneret, ha dedicato la sua vita alla progettazione di edifici divenuti simboli del Movimento moderno. Dalla villa Savoye a Poissy, passando per l’utopia della Cité radieuse di Marsiglia, fino al progetto della città di Chandigarh in India, i suoi lavori lo hanno reso una delle figure più importanti dell’architettura nel XX secolo. Teorico instancabile, quando non poteva realizzare le sue idee, le esprimeva attraverso libri, conferenze e lezioni in tutto il mondo. I “cinque punti dell’architettura moderna” e l’idea della casa come “macchina per abitare” hanno lasciato un segno indelebile nella disciplina. Visionario e a tratti provocatore, deve molte delle sue intuizioni alle ore passate a dipingere e disegnare, lasciandoci una ricca produzione artistica che, ancora oggi, attende il giusto riconoscimento.
Un fiume di ombre. Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West
Rebecca Solnit
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 352
Nel 1872, un uomo fotografa un cavallo. Può sembrare un gesto banale, ma segna l’inizio di una rivoluzione destinata a cambiare la nostra percezione del tempo e dello spazio. A compierla è un personaggio tanto ambizioso quanto indecifrabile, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore che mira a “spaccare il secondo”, ovvero ad aprire una breccia nel tempo per rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a isolare: il movimento. La fotografia, del resto, nasce e si sviluppa in sintonia con un mondo che vive, viaggia e comunica a ritmo accelerato, un mondo in espansione, reso più piccolo dal telegrafo e dalla ferrovia. E non è un caso che a finanziare quegli studi sul movimento sia proprio Leland Stanford, proprietario di Occident – il campione di trotto immortalato nelle cronofotografie di Muybridge –, nonché magnate della Central Pacific Railroad. Non un mecenate qualunque, ma l’incarnazione stessa delle tensioni tra capitale, interessi privati e progresso che innervano l’America di fine Ottocento e in particolare la California, terra dei sogni protesa verso il futuro. Un fiume di ombre non è solo il racconto di una vita, è il resoconto di una scommessa tecnologica e culturale. I paesaggi mozzafiato della Yosemite Valley e le vedute di San Francisco, realizzate “scuoiando la città” e appiattendola come la pelle di un animale, non fanno da mero sfondo, sono tappe di un percorso che porta all’istantanea e – di lì a poco – al cinema e alle industrie mediatiche. Rebecca Solnit compone un affresco che, come i grandi panorami urbani per cui Muybridge era famoso, intreccia diversi tempi e prospettive in un’unica visione, con uno sguardo che, partendo da un cavallo, ripercorre la corsa all’oro, si addentra nel mondo spezzato dei nativi americani e arriva fino a Hollywood e alla Silicon Valley.
Attenzione disordinata. Come guardiamo l'arte e la performance oggi
Claire Bishop
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 228
Come guardiamo l’arte oggi? In modo molto diverso rispetto a pochi decenni fa. Alterniamo momenti di totale immersione nelle opere ad altri in cui, smartphone alla mano, scattiamo foto e video, scannerizziamo QR code o condividiamo sui social. Quella dello spettatore del XXI secolo è una condizione ibrida, un continuo oscillare tra presenza fisica nello spazio espositivo e connessione a distanza con un altrove tecnologico. Per raccontarla, Claire Bishop analizza quattro diverse pratiche di arte contemporanea, le cui strutture e strategie espressive rispondono a nuove modalità di percezione e attenzione proprie della cultura digitale: l’“arte basata sulla ricerca”, con il suo sovraccarico di informazioni da scremare, tipico della navigazione in rete; le mostre-performance, pensate per essere viste dal vivo ma anche immortalate con il cellulare; gli “interventi”, categoria storicizzata e teorizzata qui per la prima volta, per cui sono indispensabili la dimensione pubblica, la circolazione online e la conseguente viralità; infine, la fascinazione di tanti artisti per l’iconografia modernista, il cui effetto di déjà-vu rimanda ancora una volta ai media digitali e alla loro infinita collezione di immagini decontestualizzate. Perno di ogni discorso è quella che Bishop chiama “attenzione disordinata”, un tipo di spettatorialità basato su complesse dinamiche fra soggetto, tempo e tecnologia, nonché sulla messa in discussione di schemi di pensiero, narrazioni dominanti e regole esclusive. Senza l’obbligo della profondità o della concentrazione assoluta, dettate da norme moderniste come il white cube e dai loro modelli sociali di riferimento, l’opera d’arte del nuovo millennio si presta a un’esperienza più libera e autenticamente collettiva.
Lucio Fontana. La possibilità di un oltre
Paolo Campiglio
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 352
Fisico da boxeur, spirito in costante ebollizione, Lucio Fontana «non può star quieto»: forgiato dall’esperienza della Grande Guerra e dai due anni passati come gaucho nella pampa, è impegnato in una lotta all’ultimo sangue su tutti i fronti, persino «con la fame», come scriverà lui stesso al padre. Quest’ultimo vorrebbe che il figlio tornasse in patria, a Rosario, dove lo attende una sicura, anche se forse poco stimolante, attività di famiglia; ma Lucio, a Milano senza commissioni e soldi per l’affitto dello studio, non accetta la resa. È questa vita scissa tra due mondi, l’Italia e l’Argentina, e tra due modi di concepire l’arte, l’Ottocento e il Novecento, che lo costringe a continui sacrifici e lo spinge a ribellarsi, prima contro l’eredità familiare borghese e tradizionalista, poi contro il mondo accademico e un sistema dell’arte ostili verso qualsiasi novità; il tutto nel nome dell’Astrattismo – ma un astrattismo personale fatto di purezza e libertà. Dalle felici “intuizioni” di scultore e ceramista tra Milano, Albisola, Parigi e Buenos Aires, la sua tenacia lo porta a redigere il Manifiesto Blanco e a diventare non solo il leader del movimento spazialista, ma anche un punto di riferimento per una nuova generazione di artisti. Paolo Campiglio prova a svelare l’uomo che si cela dietro i famigerati “tagli”, con i suoi dubbi e travagli quotidiani, esplorando anche circostanze meno note della vita di Fontana: il rapporto con le due madri; la sconfinata generosità verso i colleghi più giovani di cui ama circondarsi; la relazione con la donna della sua vita, Teresita Rasini, che saprà aspettarlo anche quando viene creduto morto. Ciò che emerge da queste pagine è una figura combattiva, refrattaria ai compromessi, ma che brilla di un’innata simpatia e di una travolgente ironia, qualità che fecero affermare al critico Raffaele Carrieri: «In tutto quello che fa la temperatura sorpassa il normale voltaggio».
Basquiat. La regalità, l'eroismo e la strada
Michel Nuridsany
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 364
È il 10 febbraio 1985 e sulla copertina del New York Times Magazine troneggia un Jean-Michel Basquiat in completo Armani seduto nel suo studio di Great Jones Street. Distanze siderali lo separano dal tempo in cui, ribellandosi a un padre borghese, ha scelto il mondo underground dei graffiti, della musica no wave e dei club per dare sfogo a quell'"ottanta percento di rabbia" che alimenta la sua fame di successo. Il radiant child è ormai riconosciuto come il più noto pittore nero e firma opere a quattro mani con Andy Warhol, ma questa celebrità si trasforma presto in una gabbia dorata in cui l’establishment dell’arte lo rinchiude e da cui nemmeno gli eccessi riusciranno a salvarlo. Michel Nuridsany ci descrive un temperamento contraddittorio in un’epoca di contraddizioni: Basquiat vive sulla propria pelle un turbinio di stimoli ed emozioni che riversa poi su qualsiasi supporto abbia a portata di mano: parole, immagini e suoni si ricompongono magicamente in una forma nuova che fa di lui uno dei maggiori poeti visivi del Novecento.
Charles e Ray Eames
Ivan Mietton
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 152
Coppia di successo del design del XX secolo, Ray e Charles Eames lavorano fianco a fianco dal 1941, anno in cui si sposano, fino alla morte di Charles nel 1978. Grazie alla loro perfetta complementarità, padroneggiano diversi ambiti creativi, dall’architettura all’arredamento, dalle stampe tessili alla fotografia, dai film ai giochi per bambini. Sperimentatori delle infinite possibilità della materia e delle tecniche di produzione, non perdono mai di vista l’unico vero obiettivo del loro operato: «Produrre il meglio, per il maggior numero di persone possibile e al minor prezzo». Con l’idea di rivolgersi a un pubblico di massa, portano avanti la loro ricerca anche nella comunicazione attraverso videoproiezioni e allestimenti espositivi. Le loro lezioni sul design rimangono ancora oggi preziose testimonianze e i loro pezzi prodotti in serie, fanno parte delle collezioni museali più importanti al mondo.
Eileen Gray
Cloé Pitiot
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 168
Figura enigmatica, avventurosa e sfuggente, Eileen Gray (1878-1976) ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte decorativa moderna. Dalla campagna irlandese a Londra e poi a Parigi, si è imposta come pittrice, designer, architetta, ma anche gallerista – attività, quest’ultima, intrapresa sotto il conveniente pseudonimo di Jean Désert. Con i suoi paraventi laccati e i mobili in tubi d’acciaio, ha trasceso i confini delle arti e realizzato opere ricche di poesia, affermando con orgoglio la volontà di tornare a mettere l’essere umano e le sue emozioni al centro della ricerca plastica e spaziale. La villa E-1027, da lei costruita nel 1926 a Roquebrune-Cap-Martin per Jean Badovici, è considerata tra gli esempi più brillanti dell’architettura del Novecento.
Il design come attitudine
Alice Rawsthorn
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 216
«Non è una professione ma un’attitudine», diceva László Moholy-Nagy, che nel primo Novecento lottò per liberare il design dalla morsa del commercio in cui era stretto dai tempi della Rivoluzione industriale, restituendogli il compito di costruire un mondo migliore. In tutte le sue molteplici forme, il design svolge da sempre un ruolo importante come agente di cambiamento, facendosi interprete di istanze sociali, politiche, economiche, scientifiche, culturali ed ecologiche per garantire un impatto positivo sulle nostre vite. Alice Rawsthorn, una delle più influenti voci in questo campo, racconta come nuove generazioni di designer rispondono a sfide globali quali l’emergenza climatica, l’aumento delle disuguaglianze, le crisi umanitarie e le discriminazioni di genere, mostrando la stessa attitudine “all’intraprendenza e alla creatività” di cui scriveva Moholy-Nagy e portando avanti ambiziosi progetti sociali, servendosi di tecnologie all’avanguardia per realizzare prodotti nuovi o recuperare e rimettere in circolo i vecchi, secondo una tendenza in costante crescita. Con un occhio rivolto alle figure storiche, ai pionieri di un design attento ai bisogni dell’individuo e della società, l’autrice traccia l’evoluzione e i più recenti sviluppi di questa disciplina anche in rapporto all’arte e all’artigianato, da cui la separano confini sempre più porosi, e a settori come la medicina o la sociologia, a cui ora offre un prezioso contributo. Una priorità per i designer attitudinali consiste, infatti, nell’essere più aperti alla collaborazione con una varietà di specialisti, nell’ottica di costruire una comunità diversificata e inclusiva per fare fronte comune contro le tante difficoltà del nostro tempo.
Un ritratto mondano. Fotografie di Ghitta Carell
Roberto Dulio
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2025
pagine: 108
"La vicenda umana e artistica di Ghitta Carell (1899-1972) si pone in maniera del tutto trasversale rispetto alle canoniche narrazioni della modernità. Il suo lavoro attende il risarcimento critico che l'alto livello della sua arte merita."

