Salerno Editrice
«Un pelago di scientia con amore». Le «regole» di Fortunio a cinquecento anni dalla stampa
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 240
È passato ormai mezzo millennio da quando Giovan Francesco Fortunio, giurista friulano appassionato di lettere, nonché attento filologo e lettore dei classici latini e volgari, pubblicò, a fine estate 1516 e a proprie spese, il primo esemplare di un genere librario del tutto nuovo, quello delle grammatiche del volgare. Naturalmente, Fortunio non poteva essere consapevole dell'enorme impatto che imprese come la sua avrebbero prodotto non solo sul pubblico a cui direttamente si rivolgeva, ma anche sulle generazioni successive di scriventi prima, di parlanti dell'italiano poi. Il cinquecentenario della pubblicazione delle "Regole grammaticali della volgar lingua" è stato cosi l'occasione per riflettere di nuovo su un testo che troppo spesso è stato ingiustamente considerato, dagli studiosi, solo nell'ottica di un confronto con il modello bembiano delle "Prose della volgar lingua". In questo volume, che convoca alcuni fra i maggiori esperti della storia della lingua e della grammatica italiane, si è voluto mettere Fortunio al centro della discussione e lasciare che gli altri attori del dibattito grammaticale cinquecentesco gli ruotassero attorno. Ne emerge un ritratto in costante evoluzione, che viene progressivamente arricchito da nuovi dettagli, i quali affiorano dalla sovrapposizione di singole focalizzazìoni su alcuni dei principali nodi irrisolti dell'ideazione, della scrittura e della ricezione delle Regole. Partendo dunque dallo studio delle interazioni con il Trissino, con il Bembo, con i teorici cortigiani e altri; dall'esame delle fonti, tanto letterarie quanto giuridiche e storiche dell'opera fortuniana; dall'analisi della sua ricezione nei decenni successivi alla prima stampa, si è avviata una riflessione comune su quei processi che condussero, nel XVI secolo, alla costituzione di una norma grammaticale accettata - seppure lentamente e certo non linearmente - da quasi tutti gli scriventi della Penisola.
La nobil citta de la sirena. Cultura napoletana e poesia spagnola del Cinquecento
Maria D'Agostino
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 136
Attraverso percorsi di studio inediti o poco frequentati, il volume contribuisce a delineare il ruolo centrale che l'Umanesimo e il Rinascimento napoletani rivestirono per la produzione poetica spagnola della prima metà del XVI secolo. Il saggio iniziale affronta uno snodo cruciale della poesia di Juan Boscàn relativamente ai modelli strutturali e ideologici che soggiacciono alla costruzione del Libro II delle Ohras del poeta catalano, ripercorrendo, à rebours, un cammino che da Pietro Bembo conduce al De amore coniugali di Giovanni Pontano. Il secondo e il terzo studio, invece, propongono l'edizione critica di due componimenti poetici inediti, l'uno in italiano e l'altro in spagnolo, del misterioso e intrigante poeta-soldato Juan de la Vega, autore dei rarissimi Versos de Juan de la Vega pubblicati a Napoli per i tipi di Mattia Cancer nel 1552 e dedicati al viceré don Pedro de Toledo. Il primo testo, in ottave, si inserisce nel più vasto ambito dei poemetti encomiastici primo-cinquecenteschi dedicati alle dame della capitale partenopea, mentre il secondo è un interessante tassello dell'evoluzione del genere della missiva in versi nella poesia spagnola fra modello satirico ariostesco e "deriva" epistolare. L'ultimo saggio analizza le modalità di rappresentazione della regalità negli anni finali del viceregno di don Pedro de Toledo per evidenziare come, nei momenti di maggiore crisi dell'autorità vicereale, la propaganda filo-toledana abbia fatto ricorso ai "miti domestici" di epoca aragonese nel tentativo di avvicinare - almeno nell'immaginario collettivo - il governante di quella che era ormai una lontana provincia dell'impero alla dinastia che aveva reso possibile nel Regno di Napoli la costituzione di una nuova "età dell'oro".
Le apocalissi difficili. De Roberto Vittorini Pomilio Frasca
Giovanni Maffei
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 140
Alla luce delle teorie "apocalittiche" della letteratura elaborate da Northrop Frye e Frank Kermode, nei quattro capitoli di questo volume vengono affrontati testi assai diversi fra loro e rappresentativi di fasi distinte della modernità, dalla fine dell'Ottocento al secolo presente. Si succedono nell'analisi un capolavoro del naturalismo tardo (I Viceré di Federico De Roberto, 1894), un romanzo "modernista" della Resistenza (Uomini e no di Elio Vittorini, 1945), un racconto molto sperimentale di un narratore cattolico (Il cane sull'Etna di Mario Pomilio, scritto nel 1967, a stampa nel 1978), un monumento cupo e fervido del nostro millennio appena iniziato (Dai cancelli d'acciaio di Gabriele Frasca, 2011). Pagine distanti per il momento e il clima di cui serbano il colore, per i retroterra inassimilabili degli autori, per le poetiche: ma ne emerge una condizione comune, dolente e inquieta. De Roberto, Vittorini, Pomilio e Frasca testimoniano infatti, ciascuno a suo modo, che l'inferno - quale secondo Frye può essere trasposto nelle metafore «demoniache» del reale che la letteratura produce - è divenuto, quasi, il luogo naturale dell'uomo, da quando non ci assistono più, col loro splendore remoto, le promesse della Storia che confortarono l'Occidente fino alla metà dell'Ottocento. Orfani, come tutti, delle grandi narrazioni collettive, questi scrittori sembrano rifletterne l'esaurimento in intrecci problematici e ambigui; non possono più sciogliere le peripezie in un finale che sia un approdo e una risposta, del genere di quelli ritenuti da Kermode risolutivi, in un racconto, come un'apocalisse. I loro personaggi restano ad aggirarsi nell'inferno; e insieme manifestano il bisogno di evaderne (col riso, con la profezia, col respiro di un'utopia) e di trovare, cosi, un'altra via per il senso.
In pro del mondo. Dante, la predicazione e i generi della letteratura religiosa medievale
Nicolò Maldina
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 260
Il volume s'inserisce in una delle correnti più recenti del dantismo internazionale: il rapporto tra la poesia dantesca e la cultura religiosa medievale. In particolare, oggetto del libro è l'influenza sull'opera dantesca, specie la Commedia, della predicazione Mendicante. A tal fine l'autore conduce sia una dettagliata analisi delle convergenze tra taluni aspetti della retorica della predicazione (similitudini, invettive, appelli al lettore, ecc.) e quella del poema dantesco, sia una discussione del rapporto di alcuni aspetti fondamentali del poema (il soggetto escatologico, il profetismo) e la coeva riflessione sull'esercizio della predicazione. Se, grazie alle puntuali analisi testuali, il volume colma una lacuna fondamentale degli studi sulla Commedia il ragionamento sulla scelta della materia oltremondana e sul profetismo dantesco permette di offrire una nuova interpretazione di questi aspetti fondamentali del poema dantesco. L'immagine della Commedia come un poema profetico, votato all'educazione morale del prossimo emerge dal confronto con la coeva predicazione rinnovata e meglio contestualizzata in riferimento alla letteratura, specie religiosa, del Due-Trecento.
Lettere a Lionello Balestrieri
Salvatore Di Giacomo
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 168
La raccolta, finora inedita, custodita presso la Fondazione Balestrieri di Cetona, è composta da circa sessanta tra lettere, cartoline, biglietti datati dal 1902 al 1921, inviati da Di Giacomo a Lionello Balestrieri. Famoso come "il pittore della musica" per il suo "Beethoven" (1900), apprezzato anche come incisore, nel 1901 il cetonese Balestrieri incontra a Napoli Di Giacomo, con il quale stringe una duratura amicizia e un sodalizio artistico. Di Giacomo chiede a Balestrieri degli acquerelli per le copertine delle proprie pubblicazioni e lo incoraggia nella sua arte e nel suo lavoro. Un'amicizia che attraversa una lunga stagione di radicali cambiamenti culturali: nell'epistolario si ricordano Domenico Morelli e Carlo Carrà. Creativamente inquieti, i due artisti sembrano trovare serenità nella vita familiare e nella reciproca frequentazione: villeggiature, pranzi e passeggiate fuori città. Il fascino della parola digiacomiana, leggera e colta, rende piacevole la lettura di questo carteggio, fonte di informazioni per la storia letteraria e artistica di inizio secolo.
Paradigmi siciliani. Saggi di letteratura dell'Otto e del Novecento
Mariella Muscariello
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 140
La letteratura siciliana dell'Otto e del Novecento pare essere cresciuta all'ombra di un fertile paradosso: la marginalità geografica dell'isola e la conseguente lontananza dai palcoscenici continentali, nei quali fervevano i dibattiti intorno alla nascita della cultura della Nuova Italia, riuscirono invece, per gli scrittori siciliani, uno stimolo in più che li condusse a diventare, ognuno a suo modo, alfieri della modernità. Tutti lavorarono per definire un'identità regionale ben precisa, costruita in ogni caso sul continuo confronto isola-continente, che fosse capace di raccontare la singolarità della "sicilitudine" e il suo essere "metafora" del mondo, ma che risultasse anche aperta allo sperimentalismo europeo. Attraverso l'analisi di alcuni testi (novelle e romanzi, in particolare) di Verga, Capuana, Maria Messina, Tornasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino, Consolo, il volume intende tracciare una sorta di micromappa di temi ricorrenti che nel trascorrere dall'Otto al Novecento hanno popolato l'immaginario dei Siciliani: l'"antistoricismo", come rancore verso la Storia che ha elargito solo inganni e imposture (donde il senso del "tragico" alimentato dalle vessazioni cui la natura e le ripetute colonizzazioni hanno sottoposto la terra di Sicilia); il tema dell'"esclusione", ad alto tasso di figuralità etnico-culturale; quello dell'"onore", particolarmente consono a mettere in scena il sangue caldo dei siciliani e l'importanza accordata al giudizio (e al controllo) degli altri; infine, il culto della "memoria", perché funzionasse come potente antidoto contro la forza eraclitea del tempo che spazza via i segni di una civiltà e come strumento necessario per offrire ai lettori a venire le verità occulte del Potere e gli scempi dell'età contemporanea. Ne emerge il profilo di una "civiltà" letteraria dinamica e aperta all'Europa, in grado di rappresentare anche quanto non risulta subito visibile e misurabile (l'anima, la coscienza, la psiche), e di addentrarsi cosi nei destabilizzanti territori del Moderno.
Scipione l'Africano. L'invincibile che rese grande Roma
Gastone Breccia
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 356
Ultor patriaeque domusque, «vendicatore e della patria e della famiglia»: così il poeta Silio Italico definisce Publio Cornelio Scipione, testimone della peggiore disfatta della storia militare romana, che raccolse l’eredità del padre ucciso in battaglia e dedicò la vita a rovesciare le sorti della «guerra annibalica», la seconda guerra punica, titanico scontro di potenze per il predominio sul Mediterraneo antico. Scipione riuscì a ottenere il comando militare in Spagna pur essendo ancora giovane e inesperto; diede prova di eccezionali qualità militari, concludendo in quattro anni una campagna difficile; riuscì poi a imporre la propria strategia, portando la guerra in Africa e costringendo il governo di Cartagine a richiamare in patria Annibale. La patria non gli dimostrò la riconoscenza che meritava. Cosa che rende ancora più interessante il suo personaggio: perché Scipione visse sul confine tra due mondi, anticipando con la sua ambizione e il suo carattere sia la crisi del vecchio sia molti aspetti peculiari del nuovo. Da un lato, infatti, resisteva ancora la res publica arcaica, dove ogni deviazione dal rigido costume degli antichi era considerata con sospetto; dall’altro si apriva l’orizzonte del dominio imperiale sul Mediterraneo, ingentilito dalla cultura ellenistica, raffinato e cosmopolita, ricolmo di ricchezze materiali e spirituali come il forziere di un tesoro. Da comandante militare fu capace di offrire alla patria la possibilità di conquistare quell’orizzonte; da politico troppo moderno per i suoi tempi venne sconfitto e costretto a ritirarsi dalla vita pubblica senza raccogliere i frutti della vittoria.
Dostoevskij
Maria Candida Ghidini
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 319
Si rimane abbagliati dalla ricchezza di pensiero creata nel tempo dall'incontro con Dostoevskij. Nella ricezione della sua opera ha finito per prevalere una grande saturazione di idee: i dialoghi appassionati che si agitano nei suoi romanzi hanno smosso molta terra e piantato molti semi. Si rischia, però, di incrostare la percezione del testo con le tante letture, inibendo una fruizione più fresca (immediata sarebbe impossibile, ce lo insegna Dostoevskij stesso) e dimenticando il profondo radicamento dell'opera nella sua epoca e nel contesto letterario che ha contribuito a generarla. Dostoevskij mette in relazione dimensioni diverse: quella concreta storico-sociale e quella delle «questioni maledette» del destino dell'uomo e del cosmo. E cosi la sua scrittura tangibile vive di un sostrato antico, mitologico, archetipico, che risale alle fonti della letteratura europea e assume un valore autenticamente figurale, perché allarga il particolare infimo fino all'infinito. Maria Candida Ghidini propone, nel suo saggio, un percorso di lettura di opera in opera, sciogliendo i grandi temi in una narrazione vicina ai testi, quelli di Dostoevskij e quelli degli scrittori in un modo o nell'altro a lui vicini. È impossibile studiare le opere dostoevskijane senza considerare il contesto sociale, politico, economico e culturale da cui sono nate; esse sono una potente sintesi delle questioni del suo tempo, di cui Dostoevskij non fu solo un testimone, ma anche un attivo e coinvolto attore. Egli vive e rappresenta un momento storico cruciale, elevando però la caoticità della Storia a rappresentazione di un caos universale primigenio.
Nella terra di nessuno. Uomini e donne di nazionalità nemica nella Grande guerra
Bruna Bianchi
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 272
Sin dai primi giorni dell'agosto 1914, in gran parte dei paesi belligeranti, iniziò un traumatico processo di sradicamento di individui e comunità di nazionalità nemica dagli esiti irreversibili. La violenza xenofoba, fomentata dalla propaganda e dalla cosiddetta «febbre delle spie», raggiunse il culmine nel maggio 1915 in seguito all'affondamento del Lusitania e da allora si inasprirono i provvedimenti nei confronti dei cittadini di nazionalità nemica: internamento, sequestro dei beni, denazionalizzazione. Eppure questi processi violenti non riuscirono a distruggere il rispetto per i diritti e le libertà individuali. Non mancarono, infatti, coloro che si adoperarono per l'organizzazione degli aiuti, cercarono di salvaguardare i diritti umani, denunciarono le distorsioni dell'ordinamento giuridico, tennero vivi i valori dell'internazionalismo e della solidarietà.
Zenobia l'ultima regina d'Oriente. L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma
Lorenzo Braccesi
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 200
Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, più esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira – oggi oggetto di disumana offesa – ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.
Lutero
Silvana Nitti
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 528
A distanza di 500 anni dalla data in cui Martin Lutero diede avvio al movimento di riforma che generò il Protestantesimo, la sua opera si presenta ancora come una svolta decisiva nello sviluppo dell’Europa moderna. Questa nuova biografia di Lutero ci restituisce un’immagine fortemente unitaria e, diversamente da altre interpretazioni, non spezzata dal contrasto fra una giovinezza rivoluzionaria e una vecchiaia conservatrice: dalle inquietudini della sua formazione alla nascita di un nuova teologia fondata sulla Bibbia, che egli, in una vita di lotte, calò costantemente nell’insegnamento universitario; dalla predicazione e dalla organizzazione della chiesa evangelica ai contrasti con altre chiese della Riforma; dalla progressiva consapevolezza dell’inevitabile rottura con la Chiesa di Roma alla straordinaria diffusione, anche popolare, della sua produzione; dalla relazione con la storia politica del suo tempo ai modi in cui ne influenzò gli sviluppi. Tutto questo provando a penetrare nella sua umanità più minuta e viva, nei suoi affetti, nelle sue traversie personali, nei rapporti con la sua famiglia e i suoi compagni di fede e di lotta. In questo libro emergono i tratti di una personalità combattiva, ironica, conviviale, amante della vita pur nella consapevolezza della gravità dell’ora che stava vivendo.
L'Italia del Piave. L'ultimo anno della Grande Guerra
Daniele Ceschin
Libro: Libro in brossura
editore: Salerno Editrice
anno edizione: 2017
pagine: 232
L'ultimo anno della Grande Guerra è l'anno della sconfitta e della vittoria. Tra l'Italia di Caporetto e quella di Vittorio Veneto prende forma l'Italia del Piave. Caporetto non segna solo una ferita militare, ma passa alla storia come l'immagine emblematica della disfatta. La ricerca dei responsabili s'intreccia con gli alibi della classe dirigente, che attribuisce la colpa alla viltà dei soldati e al clima disfattista che serpeggia nelle retrovie. La paura del tradimento percorre l'intera penisola. Dai fantasmi della sconfitta riemergono però le "Italie" che resistono, quella militare e quella del fronte interno. L'esercito si riorganizza, la resistenza sul Grappa e sul Piave acquista una dimensione patriottica ed elimina ogni traccia di dissenso riducendo al silenzio i "nemici interni". L'Italia del Piave resiste all'offensiva austro-ungarica del giugno 1918 e si avvia alla vittoria finale. Vittorio Veneto permette la costruzione del mito della Grande Guerra e al tempo stesso diventa la premessa di una vittoria subito percepita come mutilata.

