Non ci sarebbe bisogno di leggi, di regole, di comandamenti, se non ci fossero uomini e donne disposti all’imbroglio, alla menzogna, al furto, al falso giuramento e all’omicidio. Eppure – sostiene Ágnes Heller – fino a quando la capacità di distinguere il bene dal male prevale sugli altri princìpi, resta valido un punto centrale di riferimento morale. «Certamente ogni persona retta lo è in modo diverso, ciascuno a suo modo, ma l’uomo e la donna retta rimangono sempre colui o colei che preferirebbe, se fosse posto di fronte a una scelta, soffrire un’ingiustizia piuttosto che commetterla, subire un torto piuttosto che farlo di proposito a un altro». Tuttavia, la rettitudine non è immediatamente identificabile con la bontà o con la scelta della sofferenza come testimonianza morale. L’irreprensibilità di una persona retta è molto più modesta: essa sceglie di soffrire solo nel caso in cui l’unica alternativa alla sua sofferenza sia la causa indiretta della sofferenza altrui.
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Persone perbene. Rettitudine e innocenza nel mondo postmoderno
| Titolo | Persone perbene. Rettitudine e innocenza nel mondo postmoderno |
| Autore | Ágnes Heller |
| Traduttore | Caterina Sveva Lenzi |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Lampi, 14 |
| Editore | EDB |
| Formato |
|
| Pagine | 48 |
| Pubblicazione | 10/2015 |
| ISBN | 9788810567159 |
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