Teatro in versi. Non certo una novità, ma sicuramente un genere non molto praticato ai nostri tempi, anche perché non facile, molto impegnativo. E impegnativo per la duplice necessità che impone: usare una parola che possa arrivare subito con forza, tenendo insieme l’energia, l’economia e l’intensità della vera parola poetica. Giuseppe Manfridi riesce a farlo, utilizzando un verso duttile, elastico, che corrisponda alla dizione dell’attore in scena, alle scansioni espressive della sua pronuncia. E non era facile, dato il tema prescelto, dove appare, mai nominato, o meglio ancora introdotto come emblema alluso e mito aperto, il personaggio di Pier Paolo Pasolini, nel suo muoversi sempre inquieto tra natura e storia, tra necessità e scelta, tra scrittura e pulsioni violente. […] Poesia, dunque, pienamente leggibile sulla pagina, anche se già proiettata, nella sua efficacia drammaturgica, verso il vasto campo – visuale, dinamico e sonoro – della scena teatrale, per divenire azione, evento. (Dalla Prefazione di Maurizio Cucchi)
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L'indecenza e la forma. Pasolini nella stanza della tortura
| Titolo | L'indecenza e la forma. Pasolini nella stanza della tortura |
| Autore | Giuseppe Manfridi |
| Argomento | Poesia e studi letterari Poesia |
| Collana | Ginestra dell'Etna |
| Editore | Algra |
| Formato |
|
| Pagine | 64 |
| Pubblicazione | 02/2017 |
| ISBN | 9788893410939 |
8,00 €
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