«Dio ha posto ogni cosa nel suo tempo. Nel cuore umano ha posto anche il senso dell'eterno, senza però che l'uomo possa comprendere dal principio alla fine l'opera di Dio». Muovendo da questo passo del Qohelet (3,11) l'autore interpreta il più enigmatico dei libri biblici a partire dal suo andamento dialettico. La vita è un alternarsi di opposizioni - un tempo per nascere e uno per morire, un tempo per piantare e uno per spiantare... - la cui legge sfugge all'uomo. Nondimeno, nell'uomo Dio ha posto l'a priori di un ultimo senso, tanto da poter affermare che «Dio ha fatto bella ogni cosa nel suo tempo». Un senso esso stesso misterioso, tuttavia sufficiente a costituire la buona accoglienza dei giorni, la «serenità del vivere». Una dialettica che, andando al di là di letture univocamente nichilistiche, conduce a sorprendere, da un lato, inaspettate affinità tra Qohelet ed Eraclito, dall'altro echi qoheletici in Kierkegaard, Husserl, Jaspers, Levinas, Eliot e Ricoeur. Quasi Qohelet fosse un testo inaggirabile per porre le domande essenziali sulla soggettività e il tempo - sul significato dell'esistere.
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Qohelet o della serenità del vivere
| Titolo | Qohelet o della serenità del vivere |
| Autore | Virgilio Melchiorre |
| Collana | Pellicano rosso, 47 |
| Editore | Morcelliana |
| Formato |
|
| Pagine | 160 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788837241773 |
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