Il Ponte Vecchio: Vicus. Testi e documenti di storia locale
Cesenatico nella storia. Dalle origini al XX secolo
Davide Gnola
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2022
pagine: 256
Cesenatico ha una storia interessante: nata come porto di Cesena nei due secoli - il XIII e il XIV - che vedono il pieno sviluppo dell'età medievale, ha poi costruito nel tempo un'autonomia che è stata conquistata formalmente nella prima metà dell'Ottocento, rappresentata simbolicamente attraverso la narrazione di due "passaggi", quello di Leonardo da Vinci nel 1502 e quello di Giuseppe Garibaldi nel 1849, diventati poi i miti fondatori di una municipalità che si è realizzata nel nuovo stato unitario, e consolidata dal punto di vista economico e sociale nel secolo successivo grazie anche alla crescita formidabile del turismo balneare. Uno sviluppo travolgente che, non diversamente da quanto accaduto in altre località della costa romagnola, ha anche comportato la rimozione delle memorie di un passato nel quale la comunità faticava a riconoscersi; a Cesenatico, però, a questo fenomeno ha fatto da contraltare un'azione originale e pionieristica, per gli anni in cui è avvenuta, di recupero della propria storia e dell'identità marinara, che nei decenni successivi è diventata la chiave di una riconoscibilità e di un apprezzamento che è stato di esempio anche per altre località, in Romagna e all'estero. Questo libro ripercorre la storia e le storie di Cesenatico e della sua comunità, cercando di inserirle nel più vasto contesto geografico e storico, ma anche addentrandosi nei dettagli di vicende e questioni che potranno stimolare la curiosità del cittadino e del viaggiatore, a partire dai remoti insediamenti di età romana e dalle incerte origini medievali, sino al termine del secolo appena trascorso.
Il Caffé centrale a Mercato Saraceno
Edoardo Maurizio Turci
Libro: Libro rilegato
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 192
Nel 1822 il primo "caffettiere" Giovanni Mazzotti, soprannominato "Palmieri" avviava a Mercato Saraceno il "rito" del caffè, entrando a far parte della vita quotidiana e sociale di tanti mercatesi. Quel primo "Caffè" sorto due secoli fa, diventerà in tempi successivi il "Caffè del Teatro", e questo in ragione del fatto che verso la metà dell'Ottocento, nell'attuale municipio in un'ampia sala, aveva sede un teatro a cui si accedeva passando anche da questo locale pubblico. In quest'ottica i caffè - e non quelli definiti "i frettolosi bar del giorno d'oggi" - erano il luogo ove avvenivano incontri e dispute culturali, politiche, sociali, immaginando che ciò dovesse avvenire - forse con velleità - anche a Mercato Saraceno, alla stregua dei famosi caffè delle grandi città italiane. Poi il locale nel tempo cambiò denominazione, da "Caffè Comunale" a "Caffè Centrale" gestito ininterrottamente - a partire dal 1923 - dalla famiglia Bracciaroli. Da allora attorno al bancone si sono alternate tre generazioni: Emilio Bracciaroli il capostipite, il figlio Renzo e la moglie Rosanna (Rosi), poi il nipote Bruno con la moglie Patrizia, ancora in attività. Chi un tempo abitava a Mercato e per una qualche ragione ritorna, spesso racconta di quando il "Caffè" era considerato un'istituzione, pienamente integrato con la realtà locale. Allora ripercorrere le fasi riguardanti l'origine e l'evoluzione di questo Caffè significa tracciare, ad un tempo, storia del territorio e storia sociale perché nel tempo, assieme ad altri elementi caratteristici del luogo, questo locale pubblico è stato vettore di identità collettiva: oltre a rappresentare un pezzo di storia di Mercato, il "Caffè Centrale" ha saputo mantenere salde le radici accompagnando, nei momenti di svago e di serenità, il venire e l'andare dei passi di tante generazioni di mercatesi.
Vita quotidiana nella Ravenna Medievale
Paola Novara
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 160
Come si presentavano le strade di Ravenna agli occhi dei contemporanei di Andrea Agnello? Cosa si mangiava negli anni in cui Dante Alighieri trovò rifugio presso Guido Novello da Polenta? E come si trascorreva la giornata quando l'arcivescovo Gerberto di Aurillac visse il suo breve mandato ravennate? Sono domande che forse molti si sono posti. Ma dove cercare le risposte? Di Ravenna sappiamo molto, ma nessuno, ad oggi, si è mai soffermato a ricostruire la vita quotidiana dei concittadini che vissero nei secoli che precedettero la Battaglia di Ravenna. Questo volume vuole proprio colmare una lacuna che accompagna la storia della nostra città da molto tempo.
Romagna arcana. I folletti, le fate, la vecchia, la borda, i draghi e altri esseri fantastici ed entità misteriose
Eraldo Baldini
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 184
Stupore, reverenza, meraviglia, timore: questi sentimenti hanno fortemente caratterizzato il rapporto dell'uomo con la natura e con la sfera degli eventi che, trascendendo la natura stessa, si collocano nell'ambito del soprannaturale, del magico, del leggendario, dell'immaginario, relativo sia all'eccezionalità, sia ad aspetti e momenti della quotidianità. Un universo che si popolava di numerosi esseri, spesso immaginati per dare un volto o perlomeno un nome a fenomeni naturali, a pericoli, a misteri, a eventi inspiegabili, a reminiscenze mitiche e alla sensazione, o per meglio dire alla consapevolezza, che non è possibile comprendere e spiegare tutto ciò che esiste o che accade "sotto il cielo". Ecco allora le storie di draghi, fate, folletti, orchi, lupi mannari, animali fantastici, entità sfuggenti che potevano popolare i giorni e le notti dei luoghi più remoti (boschi, paludi, dirupi) e persino di quelli più vicini e frequentati, come la casa stessa, non immune dall'insidia delle ombre più subdole e oscure.
Cesare Martuzzi: origine ed evoluzione di una musica popolare romagnola. 1910-1932
Stefano Orioli
Libro: Libro rilegato
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 192
Cesare Martuzzi (Alfonsine, 1885-Forlì, 1960) è il musicista che per primo rivivifica il repertorio della musica tradizionale romagnola, utilizzando testi poetici di Aldo Spallicci appositamente composti in dialetto forlivese: dall'intensa collaborazione tra i due nasceranno le cante, meravigliose composizioni per coro privo di accompagnamento strumentale che "reinventano" un'identità culturale romagnola, basata sul folclore inteso come deposito di incorrotte tradizioni. "Daremo il canto al nostro popolo" è il motto con cui la rivista «Il Plaustro», fin dal primo numero, annunciò la pubblicazione delle prime cante.
Sussurri di siti silenti. Viaggio in Romagna e dintorni
Nicoletta Timoncini
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 312
"Sussurri di siti silenti" propone un viaggio alla scoperta di quindici luoghi abbandonati della Romagna, a volte superandone brevemente i confini, allo scopo di dare voce a posti dimenticati o mai conosciuti dai più. È un viaggio nei siti, ma anche nella memoria, attraverso il racconto e il vissuto di chi li ha abitati. Ogni viaggio viene raccontato attraverso le visite dell'autrice, documentato dalle immagini di ieri e di oggi, arricchito dai dati storici e dalle narrazioni dei protagonisti che hanno vissuto e amato i luoghi descritti. Sono storie di vita quotidiana, che permettono di tornare alle radici delle tradizioni e del folklore romagnolo. Ogni sito ha un'anima, regalatagli da chi l'ha edificato, vissuto o semplicemente visitato. Questo viaggio nasce dal desiderio di dare voce a quei siti silenti che sussurrano al vento voci di uomini e donne, eventi storici, tradizioni del passato e storie di vita quotidiana. I sussurri vengono così catturati il tempo necessario per essere trasposti in parole, per poi essere lasciati fluire nuovamente nel loro eterno viaggio fra le fronde degli alberi e le pareti delle stanze ormai vuote. Finché c'è memoria c'è vita. Il ricordo ridona vita. Così attraverso i brevi viaggi dell'autrice - che di volta in volta le hanno permesso di incontrare persone e conoscere personaggi, tra immagini e notizie storiche - si viene accompagnati lungo un percorso che un poco è anche dell'anima.
La Romagna delle pievi
Paola Novara
Libro
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 336
L'esteso territorio rurale che circonda le città della Romagna è spesso costellato di piccole chiesette, molte delle quali denunciano, anche all'osservatore più sprovveduto, una esistenza in vita di molti secoli. Quando poi vi entriamo, a volte vi scopriamo dei veri e propri scrigni di arte e cultura: vecchi marmi lavorati, mosaici, lacerti di pitture, colonne e capitelli che trovano il pari solo nelle chiese dell'età d'oro ravennate. Questo patrimonio disperso nelle campagne e nelle colline del vecchio Esarcato e della vecchia Pentapoli, non è sconosciuto agli studi, anzi possiamo dire che è uno dei temi maggiormente affrontati da storici dell'arte e archeologi, a partire dagli anni in cui fu Soprintendente a Ravenna Giuseppe Gerola, il quale avviò una campagna di restauro in molte di quelle piccole fabbriche dimenticate. La possibilità di indagare a fondo la struttura degli edifici, che spesso si scoprivano essere costruzioni molto distanti nel tempo, innescò anche per la Romagna un filone di studi che ha visto discutere storici dell'arte di altissimo livello e l'azione di archeologi che hanno tentato di dare risposte ai numerosi interrogativi ancora aperti. Di molte pievi romagnole non conosciamo, ad esempio, la cronologia di costruzione. Inoltre, come si pongono le nostre chiese rurali nel contesto dello sviluppo dell'architettura altomedievale? Quest'opera non vuole certo trovare risposte a questi quesiti, ma vuole offrire, tenendo insieme l'intera Romagna, un percorso a chi volesse ripercorrere le indagini sulle tracce degli studiosi e degli archeologi del passato e una sintesi di quanto scritto fino ad oggi.
Processo ai Vitelloni
Gianfranco Miro Gori, Gianfranco Angelucci, Daniela Preziosi, Daniele Gasperini
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 64
Potenza del cinema. Se tutti (o quasi) sanno chi sono i vitelloni (in Italia e all'estero), forse non tutti sanno che non fu Fellini a ideare il termine ma il suo sceneggiatore (e grande scrittore) Ennio Flaiano. Che spiegò la derivazione dall'abruzzese "vudellone"; in altri termini: una budella da riempire. Uno che non fa nulla e campa, anche in età da lavoro, sulle spalle della famiglia. Perfetta da questo punto di vista è la rilettura felliniana di Amarcord (1973) dove in Lallo, zio del protagonista Titta, il personaggio del vitellone si fonde con un'altra figura romagnola assai amata da Fellini & Guerra, quella del pataca. Se dunque non lavorare è un primo e assai grave capo d'imputazione in una Repubblica «fondata sul lavoro», altri non mancano. Di qui ha origine, corroborata dal concomitante centenario della nascita di Fellini, l'idea di dedicare ai vitelloni il ventesimo processo del X agosto nella corte della Torre di San Mauro Pascoli, promosso da Sammauroindustria. Il presente libro ne riproduce gli atti, in particolare le "arringhe" dell'accusa e della difesa, sostenute rispettivamente da Daniela Preziosi e Gianfranco Angelucci. Non manca un corredo fotografico.
I Ghibellini del Montefeltro e della terra di Romagna. Battaglie e gloria fra tante pellegrine spade
Carlo Dal Monte
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 696
Il viaggiatore che nel secolo dei Lumi raggiunse Urbino e passeggiò per le vie della città, abbracciato dal caldo riflesso del sole, dovette ammirare con innegabile emozione il rosso dorato delle storiche facciate e, forse, cercò d'immaginare come poteva essere la vita quotidiana degli urbinati nei tempi memorabili della loro grandezza. Dal vasto prato antistante la trecentesca Fortezza Albornoz, il suo sguardo dovette spaziare sulla complessa e maestosa città e rimanere abbagliato, quasi disorientato, dalla visione del superbo Palazzo Ducale, germinato dal Rinascimento leggiadro e magnifico che caratterizzò il governo di Federico da Montefeltro. Varcata la soglia dell'austero portale d'ingresso non poté non alzare lo sguardo sull'enorme volta del soffitto sorretto da colonne che parevano perdersi nell'infinito, e lungo la scalinata d'onore osservare intarsi, fregi, insegne araldiche e il busto marmoreo del duca Federico, mentre attente guardie seguivano i suoi passi e leggevano nei suoi occhi l'emozione di coloro che, per la prima volta, erano entrati in quel mondo fiabesco. Probabilmente già doveva sapere che gli artefici dell'ineguagliabile capolavoro erano stati i famosi artisti e architetti, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, il primo, un dalmata che aveva infuso grazia e bellezza alle forme architettoniche del Palazzo, il secondo, un senese poliedrico assunto dal duca per terminarlo e dotarlo dei migliori confort dell'epoca. Il viaggiatore cercò d'imprimere nella mente e nel cuore le immagini di un mondo in cui aleggiava ancora il respiro del grande Federico, un'esperienza irripetibile che avrebbe certamente affidato al diario del suo gran tour italiano. Il sole doveva essere vicino al tramonto quando, in sella al suo cavallo, riprese il viaggio. Per certo doveva portare nel cuore l'incanto della città, lo stesso che, mutato quel che cè da mutare, proveranno i lettori di questa storia straordinaria dei Montefeltro, rievocata con intensa passione da Carlo Dal Monte.
Storia politica di Cesenatico. Dal secondo dopoguerra ad oggi
Mauro Altini
Libro
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 176
Il libro racconta la storia di Cesenatico dal dopoguerra fino all'attuale giunta (2020), dal punto di vista politico e sociale. L'autore, insegnante di storia, si è basato sull'analisi dei documenti conservati presso l'Archivio Comunale e da alcune interviste con protagonisti della vita politica, per ricostruire le vicende delle amministrazioni che si sono susseguite nel corso di oltre settant'anni. Partendo dal periodo di occupazione alleata, con il governo provvisorio del '44-'45 e dalle prime elezioni libere del 1946, si segue poi la fase della ricostruzione e del grande sviluppo urbanistico degli anni '50, '60 e '70, di cui sono riportate le discussioni e le decisioni prese dai vari Consigli Comunali, e il periodo degli anni '80, nel quale si assiste ad una inedita alleanza fra comunisti e repubblicani. Fino ad arrivare agli anni di Tangentopoli, che modificherà enormemente l'assetto della giunta e del consiglio, dando nuova forma alla figura del sindaco. Chiude il libro un'appendice con gli elenchi dei vari Consigli Comunali e relative Giunte.
Le strade di russi. Storie, luoghi e personaggi
Fabio Pasi, Luciano Minghetti
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 312
È il 1929, l'anno della neve "alta"; la scena si svolge all'interno dell'Osteria di Clidona, che si trovava all'incrocio fra via Molinaccio e via Farini a San Pancrazio e, come al solito, Ermanno Silvestroni prende appunti su quanto sta succedendo riferendo l'episodio a Eraldo Baldini molti decenni dopo. «Nell'affollata "cameraccia" riscaldata e affumicata da un grande camino, alcuni personaggi armati di lapis e carboncino disegnano su una parete tratti e numeri con l'intento di dimostrare, conti alla mano, che l'osteria stessa e il crocicchio in cui è posta sono collocati esattamente nel centro della Romagna. Uno degli uomini che intervengono nella dimostrazione sostiene che, se si potesse piantare la punta di un gigantesco compasso sulla soglia dell'osteria, la linea curva tracciata dall'altro braccio dello strumento toccherebbe con precisione il passo del Muraglione, Rimini, Bologna e, in mare, il limite delle acque territoriali. Un altro afferma che il crocicchio dista venti chilometri sia da Lugo che da Faenza che da Forlì; trenta da Cesena, da Cervia, da Bertinoro, da Meldola, da Brisighella, da Imola e da Sant'Alberto; tredici esatti da Cotignola, da Bagnacavallo e da San Pietro in Vincoli. Insomma, il luogo sarebbe posto al centro dei cerchi concentrici che racchiudono e delimitano la Romagna. Molti anni dopo, riproponendo in qualche modo il concetto e spostando di poco (nel capoluogo) il punto focale già individuato dagli avventori dell'osteria di San Pancrazio, il notiziario della Pro Loco di Russi appare col nome di Ross zétar d'Rumâgna, cioè "Russi centro della Romagna". Insomma, un certo orgoglio campanilistico, avvallato (in realtà molto vagamente) dalle carte geografiche vuole che, dato per scontato che far parte della Romagna sia un vanto e un valore, esserne al centro dev'esserlo ancora di più, pretendendo che si tratti non tanto e non solo di centralità spaziale». Brano tratto dall'introduzione di Eraldo Baldini e Dante Bolognesi al libro "La storia di Russi. Dalla villa alla città".
La spada, la croce e il giglio. L'Appennino romagnolo nel Medioevo e in Età moderna
Libro: Copertina rigida
editore: Il Ponte Vecchio
anno edizione: 2021
pagine: 224
Testi di: Maria Sofia Celli, Luca Onofri, Ettore Povia, Francesca Ture. Terra di confine, di spiritualità e di conquista, l'Appennino romagnolo ha vissuto nel Medioevo e nell'Età Moderna secoli cruciali, che ne hanno segnato la cultura ed il paesaggio. Le foreste selvagge e le impervie vallate furono la meta prediletta di asceti ed eremiti, che iniziarono a popolare queste montagne, innescando un processo di antropizzazione, il cui esito fu la nascita di grandi abbazie, sovraintese da potenti abati. I passi e le strade, percorsi da mercanti, pellegrini ed eserciti, divennero l'oggetto delle mire e delle attenzioni dei signori feudali, che resero l'area appenninica una scacchiera punteggiata di torri e castelli. Le stesse vie di comunicazione, che costituivano una testa di ponte verso le fertili e strategiche pianure romagnole, attrassero l'attenzione di Firenze, città potente, bramosa di commercio ed affamata di cereali, la quale ben presto valicò lo spartiacque imponendo il suo dominio sulle montagne romagnole. Tali sono state le dinamiche che hanno segnato questa terra e che hanno scandito la vita dei popoli delle sue vallate, dove ancora si possono scorgere i ruderi di antiche case coloniche, segni tangibili di una quotidianità rimasta immutata nel tempo, sino a pochi decenni fa. Monaci, signori feudali e conquistatori toscani sono i principali protagonisti di questo libro, che vuole essere non solo una raccolta di informazioni storiche sul l'Appennino romagnolo nel suo complesso, ma anche una guida per conoscere e scoprire una terra di confine, per nulla marginale nella storia della Romagna.

