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Passigli: PASSIGLI POESIA

A. L'abbandono

A. L'abbandono

Fabio Scotto

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 120

«...Questo nuovo libro di poesia di Fabio Scotto è sorprendente, perché la ferita straziante prodotta nell'anima dall'abbandono da parte della donna amata stilla dolore in gocce di poesia pura. Si potrebbe dire che esso rappresenta il versante disforico della raccolta 'In amore' pubblicata qualche anno fa dallo stesso autore, ma bisogna avvertire subito che il testo ha una completa autonomia. Anzi, più che di una aggregazione di liriche, si tratta di un libro vero e proprio, strutturato come un lungo prologo costituito da una lettera in versi d'ispirazione dichiaratamente majakovskiana, seguito da una serie di più o meno brevi frammenti lirici, che penetrano nell'animo come una sequenza di punte tanto luminose quanto lancinanti. Ciò conferisce al macrotesto un carattere in certo senso poematico che trascende la naturale empiria del testo lirico, sicché il libro si legge come un continuum, uno sbocco o sgorgo inarrestabile di sofferenza sublimata in parola. I versi non servono, nella fattispecie, a esorcizzare la pena, non hanno sapore dolciastro e consolatorio. La successione delle poesie ha semmai l'intensità di una serie di trafitture appunto, tanto è cocente il senso della perdita e del passato irremeabile...» (Dalla prefazione di Stefano Carrai)
15,00

Gli eroi sono partiti

Gli eroi sono partiti

Francesca Mazzotta

Libro: Libro in brossura

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 96

“Che cos’è la felicità lirica? Accade quando suoni e significati si sposano armoniosamente per generarla, nel farsi di un corpo amoroso di parole per offrirlo alla compresenza dell’ascolto. Questa la beanza – dove i criteri vaporosi del sonno ci orientano nei crateri annebbiati del senno alla ricerca della perfezione luminosa – del sacrificio che qui interpella poeta e lettore nell’offerta eroica di un corpo di parole. Come insegnano Cristina Campo e i numerosi padri letterari di ogni tempo delle lingue toscane di cui questa poesia si nutre, la felicità lirica è imperdonabile, perché fa del dolore alcunché di cantabile in endecasillabi, settenari, novenari perfetti da opporre al silenzio, per risalire dal buio condotti dal canto. La poesia di Francesca Mazzotta piange senza stonature, «è rito e ritmo, ovvero solamente / misura che cadenza la paura», con mestizia elegiaca, con nostalgia malinconica. Il criterio eroico è non perdere il ritmo di una versificazione minuziosamente cesellata e ricercata durante l’esercizio della parola. Un esercizio muscolare e raffinato, ma non estetizzante, affettivo piuttosto, che allontana lo sguardo dal limite del sé e si apre.” (Rosaria Lo Russo) Prefazione di Stefano Colangelo, con una nota di Rosaria Lo Russo.
12,50

Lavorare stanca e altre poesie

Lavorare stanca e altre poesie

Cesare Pavese

Libro: Libro in brossura

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 192

«È questa la forma definitiva che dovrà avere “Lavorare stanca” se mai sarà pubblicato una seconda volta. Ciascuno dei titoli dei gruppi andrà scritto in occhiello»: così scriveva Cesare Pavese l’8 aprile 1940 licenziando il manoscritto della seconda edizione della sua raccolta, che sarebbe uscita presso l’editore Einaudi tre anni dopo. La prima edizione aveva visto la luce nel 1936, presso Solaria; una prima edizione tormentata, sia per ragioni di censura, sia perché nel frattempo Pavese era stato spedito al confino a Brancaleone Calabro con l’accusa di antifascismo. La seconda edizione non solo recuperava le poche poesie che non erano uscite a causa della censura; il numero delle poesie era ormai decisamente aumentato, e Pavese le aveva riorganizzate in una nuova successione non cronologica ma suddividendole in sei sezioni, o gruppi tematici: “Antenati”, “Dopo”, “Città in campagna”, “Maternità”, “Legna verde” e “Paternità”. Questa nostra edizione ripropone dunque “Lavorare stanca” nella «forma definitiva» voluta dal suo autore, comprese le due importantissime prose critiche che la accompagnavano e le sei poesie che invece Pavese aveva espunto dall’edizione del 1943; a queste va ad aggiungersi il ciclo di poesie “La terra e la morte”, apparso su rivista nel 1947, a completare così l’intera produzione poetica pubblicata in vita da uno dei nostri scrittori più amati e che ancora oggi ha tanto da rivelarci. Prefazione di Bruno Quaranta.
18,00

Libro de poemas-Libro di poesie. Testo spagnolo a fronte

Libro de poemas-Libro di poesie. Testo spagnolo a fronte

Federico García Lorca

Libro: Libro in brossura

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 272

“Libro de poemas” (Libro di poesie) rappresenta l’esordio poetico di Federico García Lorca. Uscito nel 1921, quando il poeta aveva ventitré anni, non ebbe allora una particolare risonanza se non nelle persone a lui più vicine. Eppure, ben oltre i limiti connessi in genere con un'opera giovanile, “Libro de poemas” è già pienamente rappresentativo del mondo poetico di García Lorca e comprende senza alcun dubbio alcune fra le sue più belle poesie. Se dunque, come è stato sostenuto, è ancora in parte un poeta alla ricerca della propria voce, quello che scrive queste poesie, in parte molto più cospicua assistiamo qui al prorompere di un talento poetico straordinario e incontenibile, generoso e profondamente vitale, legatissimo alla musicalità del verso, caratteristica costante, quest'ultima, di tutta l'opera lorchiana; né va dimenticato a questo proposito che proprio la musica è stata alla base della prima formazione artistica di Federico. Un’opera dunque giovanile e «azzardata, una pubblicazione improvvisata a caldo, di quelle che, se non sbocciano a un certo punto, poi non nascono più», come scrive Valerio Nardoni nella prefazione; ma anche e soprattutto il geniale prodotto di un inimitabile stato di grazia che qui diamo nella sua completezza, e che ci permette di osservare da vicino il laboratorio di uno dei più grandi poeti del Novecento.
18,50

Azzurro esiguo

Azzurro esiguo

Marco Onofrio

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 112

"Siamo al cospetto di una poesia che non lascia spazio alle pause, alle cospirazioni irrazionali, alle dispersioni del senso in direzione del risaputo. Onofrio s'immerge in una dimensione che salta il Novecento e l'Ottocento e si colloca, ma con istanze e progetti nuovi, verso un Settecento di furori che ha il passo di un Voltaire degli anni Venti del nostro secolo: «Il suono del passato / e quello del futuro / sono uguali». O ancora: «Il suono, padre della terra». Si legga con calma questo libro, lo si mediti con attenzione, non si abbia fretta, si misuri intanto la portata musicale che ha qualcosa di torbido e di scomodo (Onofrio adopera spesso la parola suono) e poi si ragioni attraverso le metafore e le similitudini, attraverso il "clamore" che viene preteso come chiave introduttiva per comprendere le "necessità" espressive, filosofiche, estetiche e direi anche politiche..." (Dalla prefazione di Dante Maffìa)
14,00

Trentacinque sonetti. Testo inglese a fronte

Trentacinque sonetti. Testo inglese a fronte

Fernando Pessoa

Libro: Libro in brossura

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 96

“Nel 1918 usciva a Lisbona una piccola raccolta di poesie inglesi di Fernando Pessoa. Il suo titolo era semplice e al tempo stesso evocativo: 35 Sonnets. Lo scrittore vi aveva raccolto i suoi sonetti shakespeariani, che aveva iniziato a comporre dal 1910. Perché Fernando Pessoa, per la sua prima pubblicazione autonoma, sceglie come modalità poetica il sonetto elisabettiano? Egli lo elegge a suo mezzo espressivo perché in sé esso racchiude molto di ciò che Pessoa voleva far conoscere della sua poesia nel momento del suo esordio ‘pubblico’. I giochi di parole, le iperboli, i preziosismi e le subtilezas, suprema espressione del desengano secentesco, immediatamente riconducono i suoi versi novecenteschi nell’alveo, appunto, di quel ‘disinganno’. La scelta del metro dei poeti ‘metafisici’ elisabettiani permette al portoghese di connotare la sua poesia fin dal primo sonetto, di disancorarla dalla riflessione amorosa o dei sensi, per dirigerla verso l’espressione dell’inconciliabile divergenza tra essere e sembrare, alla volta di quella che potremmo definire la poetica della maschera…” (dalla prefazione di Ugo Serani)
9,90

Per il gran mare

Per il gran mare

Andrés Sánchez Robayna

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2021

pagine: 128

"Per il gran mare" segna una nuova tappa nella traiettoria poetica del poeta spagnolo Andrés Sánchez Robayna e getta nuova luce anche sulle raccolte precedenti, due delle quali già apparse in questa collana, "Il libro, oltre la duna" (2008) e "Dell'ombra e l'apparenza" (2012). Nel breve ma intensissimo svolgersi delle 35 "stanze" che lo compongono, il poema affronta una grande sfida: quella di non perdere la lucidità dinanzi a un evento sconvolgente e irreparabile come la prematura perdita della persona amata. Sulla linea di una poesia intesa come «strumento di conoscenza» (Valente), il raggiungimento di un nuovo equilibrio è qui raccontato con il forte appoggio alla metafora della creazione poetica stessa, che diviene una sorta di basso continuo meditativo dell'intero libro: la nuova identità del poeta, sprofondata nell'oscurità del dolore, se vuole tornare in superficie deve fare i conti con l'ignoto; così è anche per la parola poetica, che per giungere al foglio deve compiere quel misterioso viaggio dall'invisibile al visibile, dall'intuizione al sapere, dall'indicibile eterno alla - pur fuggevole - presenza nel mondo. Come scrive Antonio Prete nella prefazione che accompagna il volume: «La parola della poesia, in questi versi di Robayna, interrogando le ombre che abitano il teatro dell'interiorità, e intrattenendosi con il dolore dell'assenza - un dolore che ci costituisce - incontra due confini sul cui limite misurarsi: quello che separa, e unisce, il sogno e la verità, quello che separa, e unisce, la luce e l'oscurità. È sostando su questi confini che la poesia apprende la sua lingua, pronuncia la sua lingua».
15,00

Sopra il cielo sotto la terra

Sopra il cielo sotto la terra

Ales Steger

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2020

pagine: 144

«... "Il mistero è la nascita", afferma Ales Steger nel suo Libro dei corpi. Per il poeta moderno il ventre della balena può essere una caffetteria, la sala di lettura di una biblioteca, uno scompartimento della metropolitana che sfreccia sotto le città di Parigi, di Berlino o di New York, il gate di un aeroporto nella luce del tramonto. Steger ha trascorso molto tempo negli aeroporti, è un poeta incessantemente in viaggio. "La mia gente era piuttosto statica" ci dice, facendo la parte della pecora nera di famiglia, comune alla quasi totalità dei poeti. Può darsi che questo poeta sogni di essere trasportato attraverso città e paesi dentro il ventre della balena, nelle acque degli oceani. (...) Vorrei celebrare un poeta i cui lavori, da tempo e come pochi altri della sua generazione, mi illuminano. Ales Steger ha arricchito sin dagli anni giovanili la poesia europea del nostro tempo, fornendole un paio di nuovi modelli. Ed è molto, è più di quanto avremmo potuto aspettarci...». (Dallo scritto di Durs Grünbein)
18,50

Il violinista pazzo

Il violinista pazzo

Fernando Pessoa

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2020

pagine: 1156

Le poesie inglesi raccolte sotto il titolo di The Mad Fiddler (Il violinista pazzo) offrono un'ulteriore testimonianza del 'bilinguismo' letterario di Fernando Pessoa, che, se da un lato dichiarava essere la sua patria la lingua portoghese, dall'altro, proprio in lingua inglese, ha lasciato alcuni importantissimi cicli di poesie, dall'Epithalamium all'Antinous, dai Trentacinque sonetti alle tante composizioni del suo 'eteronimo' Alexander Search. È certamente il Pessoa dei nove anni di permanenza a Durban in Sudafrica (1896-1905) - il giovane Pessoa studente modello del liceo locale, vorace lettore di classici e romantici inglesi e americani come Shakespeare, Milton, Byron, Shelley, Keats, Poe - che sta alla base della scelta linguistica e di non pochi motivi di queste poesie; ma non va neppure dimenticato che gli anni di composizione di questa raccolta, alla quale il poeta si accinge dopo il suo rientro a Lisbona, sono quelli dei più rivoluzionari movimenti d'avanguardia dell'epoca, gli anni dei due numeri della rivista «Orpheu», il secondo diretto proprio da Pessoa e dal suo amico Mário Sá-Carneiro. Le poesie de "Il violinista pazzo" scaturiscono proprio da questa doppia ispirazione del suo autore, che - come scrive Amina di Munno nella prefazione - è senza dubbio un grande «innovatore, ma è altresì il cultore di principi che trascendono le categorie del tempo, è il modernista e il seguace della tradizione in quel che di mitico ed enigmatico essa racchiude». ?
10,00

Memoriale di Isla Negra. Testo spagnolo a fronte

Memoriale di Isla Negra. Testo spagnolo a fronte

Pablo Neruda

Libro: Copertina rigida

editore: Passigli

anno edizione: 2020

pagine: 557

Il Memoriale di Isla Negra, apparso per la prima volta nel 1964, si compone di cinque libri - Dove nasce la pioggia, La luna nel labirinto, Il fuoco crudele, Il cacciatore di radici, Sonata critica - che sono altrettante tappe della 'confessione' nerudiana, del bilancio cioè che il poeta fa della propria esistenza. Come scrive, infatti, Giuseppe Bellini nella prefazione, «la nota autobiografica è parte essenziale nell'opera di Neruda», ed in essa si riflette non solo la vicenda spirituale e materiale del poeta «ma anche quella dell'uomo... tutta la condizione umana del nostro tempo, le angosce e le aspirazioni di un mondo che il poeta sente profondamente e alle cui vicende partecipa senza riserve». Si può dunque affermare che questo Memoriale, mentre da un lato rappresenta la 'summa' del Neruda più intimo (divenendo così il necessario complemento di raccolte quali I versi del Capitano, Cento sonetti d'amore, Venti poesie d'amore e una canzone disperata, Stravagario), dall'altro lato va ad integrare quell'immagine di poeta 'civile', resa celebre in tutto il mondo dal Canto generale, ricostruendo così nella sua unità, pur tanto molteplice, la voce di uno dei più grandi poeti della nostra epoca. ?
24,00

Mia sorella, la vita

Mia sorella, la vita

Boris Pasternak

Libro: Copertina morbida

editore: Passigli

anno edizione: 2020

pagine: 208

«...Terza in ordine di pubblicazione, dopo Il gemello tra le nuvole e Oltre le barriere, datate rispettivamente 1914 e 1917, insuperata per splendore nell'opera complessiva di Pasternak, Mia sorella, la vita viene data alle stampe a Mosca nel maggio del 1922, a cinque anni di distanza dall'epoca della sua stesura. La prima edizione, tirata in mille copie, va a ruba, e la popolarità del trentaduenne autore ne riceve un'impennata inaudita, varca i confini della Russia e si propaga in Germania e in Inghilterra, arriva all'orecchio finissimo di Rilke. Un acquazzone di luce, scrive a proposito del libro Marina Cvetaeva nel luglio di quello stesso 1922, da Berlino... Al centro del libro, lo svolgimento poetico di un tema amoroso: la relazione tra Boris e Elena Vinograd, destinata a durare una sola, lunga estate. La giovane donna nella primavera del 1918 sarebbe convolata a nozze con Aleksandr Dorodnov, un industriale tessile. La stessa storia, ormai conclusa, si riverbera anche nelle liriche di Temi e variazioni - che uscirà l'anno successivo - in un rapporto di complementarietà tutt'altro che lineare tra le due raccolte: l'inestricabile groviglio di sentimenti vissuto in quei mesi si rifrange in entrambi i testi, senza spartire esattamente a metà le due facce della liaison - l'adorazione e il rancore, l'esaltazione e il sarcasmo, l'acquazzone e l'ustione - ma mescolandole in proporzioni variabili all'interno di un canzoniere bifronte, frammisto di umori; più avvolgente e solare Mia sorella, la vita, screziato di luci più cupe e nevose Temi e variazioni...» (Dalla prefazione di Paola Ferretti)
19,50

Romancero gitano. Testo spagnolo a fronte

Romancero gitano. Testo spagnolo a fronte

Federico García Lorca

Libro: Libro in brossura

editore: Passigli

anno edizione: 2020

pagine: 144

Apparso nel 1928, il "Romancero gitano" resta senza dubbio una delle opere fondamentali di Federico Garcia Lorca e quella che ne consacrò definitivamente la fama e la popolarità, al punto che lo stesso poeta, anni più tardi, ancora poteva lamentarsi in una lettera a Jorge Guillén per quell'etichetta di gitanerìa che gli era rimasta appiccicata addosso: "I gitani sono un tema. E niente più. Io potevo essere poeta anche di aghi da cucire o di paesaggi idraulici. Inoltre il gitanismo mi dà un'aria di incultura, di mancanza di istruzione e di poeta selvaggio che tu sai bene che non sono. Non voglio essere incasellato. Sento che mi stanno mettendo le catene". Tuttavia, se è vero che quello dei gitani è solo un tema, è anche vero che soltanto un poeta come Lorca poteva sentirlo e penetrarlo fino a trasformarne il facile folklore andaluso in qualcosa di profondo e universale. Come scrive Valerio Nardoni, cui si deve questa nuova traduzione, "il Romancero gitano è un 'retablo' cosmico, dove l'unica vera divinità è la pena negra, la traccia dell'eterna sconfitta dell'uomo nella sua lotta col mondo".
16,00

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