Pequod: Rive
Il nome che ti manca
Ugo Magnanti
Libro: Copertina morbida
editore: Pequod
anno edizione: 2019
pagine: 143
«"Il nome che ti manca" raccoglie un'ampia scelta ('ampia' rispetto a un corpus virtuosamente esiguo) delle poesie che ho scritto, e in molti casi pubblicato, tra il 2005 e il 2015. Diversi testi, precedenti e successivi al periodo indicato, sono rimasti fuori da questo libro in quanto non rispondenti alla sua cifra stilistica, o al suo specifico impianto organico. Non si tratta dunque di una semplice raccolta di testi già pubblicati, quanto piuttosto di un'opera autonoma che nasce dalla ricollocazione degli stessi testi, in una nuova struttura, peraltro rafforzata da alcune brevissime prosette liriche inedite, scritte appositamente per "confezionare" e 'predisporre', in una sorta di 'racconto' poetico, gran parte del mio percorso di scrittura. Nel perseguire tale intento 'rifondativo' e 'coesivo', sono intervenuto sulla punteggiatura di alcune parti del libro, ma ho lasciato immutati quasi integralmente i testi originali e il disegno dei libretti pubblicati, apportando solo lievissime modifiche. In effetti ho ridefinito, eludendo il criterio cronologico, la funzione dei testi, senza alterarne la sostanza lirica, ma facendone scaturire nuove implicazioni, e un nuovo senso che risulta più vicino alla mia attuale stagione creativa, diversa dalla 'maniera' neoermetica degli esordi peraltro mai rinnegata». (Nota dell'autore)
Aperto per inventario
Piergiorgio Viti
Libro: Copertina morbida
editore: Pequod
anno edizione: 2019
pagine: 150
"Aperto per inventario" è un libro orizzontale e verticale. Orizzontale, in quanto affonda le radici nella perennità del quotidiano di luoghi e persone, gesti, a volte, che non lasciano indifferenti, come la gelataia del macrobiotico, indaffarata, a fine serata, nel sistemare le coppette dei gelati, oppure i gesti calcolati del portiere di notte, in grado di raccontarsi storie, pur di non chiudere gli occhi. Ma "Aperto per inventario" è pure verticale, laddove la realtà si lascia tracimare, valicare, da voli pindarici, da un'azzardata reverie: così, sorprendentemente, Viti diventa un attore famoso, un campione di tennis, qualcuno capace di fare un idromassaggio in uno sguardo, di camminare tra i colori degli arcobaleni.
Residence cielo
Stefano Simoncelli
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2018
pagine: 128
"Residence Cielo", il nuovo lavoro di Stefano Simoncelli, forse il suo più bello, non deve essere letto come un libro. No, perché come Giorgio Caproni o Vittorio Sereni (due dei poeti che più ama) e pochissimi suoi contemporanei, Simoncelli è autore non semplicemente di libri ma di un'opera, cioè di un universo di narrazioni. Quando si legge un suo libro, si legge non solo quel libro, ma una parte di una sua rappresentazione píù grande, che nel singolo risultato fissa appena un punto della sua traiettoria, senza mai esaurire, pur sembrando farlo, un unico grande racconto. Per questo l'opera poetica di Simoncelli ci ha regalato tante meraviglie a sé stanti ma deve essere letta nel suo insieme. Era il 6 dicembre del 2017 quando Simoncelli veniva colpito da un ictus. Residence Cielo comincia esattamente da qui. Stupisce, allora, la casualità che vuole veda la luce a nove mesi esatti di distanza: il tempo di gestazione di ogni nuova vita. E non sorprende invece che questo libro definisca, meglio di ogni altro, la costruzione di quel mondo polifonico che abbiamo imparato a conoscere leggendo, appunto, la sua opera. Scriveva già nel 1990 Giovanni Raboni (altro autore molto amato da Simoncelli) in quel bellissimo pamphlet che è Devozioni perverse: "Tutti poeti! Tutti poeti! (...) una società che teme e odia la poesia tenta in ogni modo di disinnescarla, di sfigurarla, di annichilirla trasformandola in un vizio e vezzo collettivo tanto ridicolo quanto innocuo". Viene allora da domandarsi in quanti conoscano l'opera in versi di un vero grande poeta come Stefano Simoncelli che, come i veri grandi poeti, è tutto fuorché innocuo. L'impressione è che i più se la siano persa per strada. Siamo diventati così poveri di spirito e bisognosi di buone notizie che non possiamo permetterci simili sprechi.
Il cancello
Francesco Scarabicchi
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2018
pagine: 140
"Dalla nobile provincia poetica delle Marche, su cui domina il grande, compianto Franco Scataglini, ci viene incontro un poeta nuovo: non perché inedito ma perché, temo, ancora troppo poco noto. Le forme predilette di Scarabicchi sono i racconti minimi e gli epigrammi, che si cristallizzano nell'ultima sezione, epigrammi per così dire pieni, non vuoti; e brevi sono anche, in assoluta prevalenza, i versi. Un piccolo emblema di questa brevitas è il Sasà della lirica omonima, "seme" "di un nome lungo". Questa rastremazione formale s'incontra col tema predominante nel libro, vale a dire i ricordi, la continuità o meglio l'invasione del passato nel presente, e lo rifila, lo riduce ai minimi termini e alla sua essenza, cioè a barlumi (proprio per questo più pungenti) non a ricostruzioni organiche. Nulla di sorprendente perciò se, in questo schiacciamento del presente da parte del passato, l'io poetante appare un ospite, e le parole chiave sono niente, nessuno coi loro correlati figurativi della neve, della nebbia o bruma, del vento stesso. Ma c'è qualcosa che ritrae quest'ospite al di qua del nichilismo, e sono le "voci delle cose", l'attenzione del suo sguardo: come già dichiarano i titoli la poesia di Scarabicchi è anche piena di reali a (compresi quelli toponomastici che lo àncorano a luoghi precisi); se non lo riempie, almeno lo sfiora, scivolando via, una vita minimale autentica di luoghi, vegetali, stagioni, presenze femminili. Questo incontro fra nichilismo e realismo autobiografico, o meglio questo vivere nell'ombra delle piccole cose quotidiane, delegando il significato della vita al passato, sono l'insegna di Scarabicchi, e forse di tanta poesia della sua generazione". Pier Vincenzo Mengaldo
Olfactorium. Testo inglese a fronte
Moira Egan
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2018
pagine: 96
L'"Olfactorium" di Moira Egan costituisce un'insolita esplorazione della "ekphrasis", della poesia cioè che elegge a musa un'opera d'arte reale o immaginata. In questo caso la musa non è un dipinto o una scultura; piuttosto, è incarnata dall'arte evocativa del profumo. Il più effimero tra tutti i sensi, l'odorato - paradossalmente - è il più intimamente legato al ricordo, Attraversa come un lampo, o scavalca, il pensiero consapevole per colpire al centro il bersaglio della memoria, facendo sgorgare profonde nostalgie e vividi flashback. Dall'"Old Spice" di tutti i giorni all'esotico "Casbah", queste poesie prendono spunto da essenze che si trovano (o trovavano) in commercio per portare il lettore lungo viaggi intensi e pieni di emozioni, tutti speziati dal sontuoso linguaggio dell'arte e della tradizione profumiera.
Solo nel verso, scorro sempre uguale sempre diverso
Pasquale Misuraca
Libro: Copertina morbida
editore: Pequod
anno edizione: 2008
pagine: 69
Una sprovveduta quotidianità
Raffaella Bettiol
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2008
pagine: 96
Gli enervati di Jumièges
Roberta Bertozzi
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2008
pagine: 92
Non c'è, nell'operazione alchemica compiuta dalla Bertozzi, nessun autocompiacimento formale, qua e là traspare qualche pagliuzza d'oro in una narrazione che, sotto l'urgenza del dettato, sembra privilegiare l'aspetto cognitivo, inserendosi in quel filone poetico inaugurato dalle interrogazioni del Luzi della maturità. Vi è in questa impudica registrazione di eventi la consapevolezza di un mutamento storico che acuisce ancor più lo scarto generazionale. Sembra che valori insensati come quelli dell'arrivismo e del profitto abbiano soppiantato le regole civili della convivenza, producendo cortocircuiti insospettabili.
Vieni presto domani
Adelelmo Ruggieri
Libro: Libro in brossura
editore: Pequod
anno edizione: 2006
pagine: 80
Che cosa può chiedere un poeta alle soglie dei cinquant'anni alla sua poesia? Cosa può scoprire o offrire ancora a se stesso e agli altri? Dopo "La città lontana", Adelelmo Ruggieri, nella sua nuova raccolta di poesie, si confronta con questo intento eminentemente pratico: descrivere la propria geografia interiore, ritrovare un'esattezza emotiva che corrisponda al posto in cui è e a ciò che sta facendo, per precisare finalmente a se stesso la prassi di una qualche serenità.

