"Dei delitti e delle pene" (1764), tratta della riforma della legislazione penale dell'epoca e ancora oggi è considerato un documento assolutamente attuale, da rileggere per ricordarci come la legislatura, da quel tempo in poi, si sia purtroppo persa nei meandri della burocrazia e dell'incertezza della pena. "Il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. Può egli in un corpo politico, che, ben lungi di agire per passione, è il tranquillo moderatore delle passioni particolari, può egli albergare questa inutile crudeltà strumento del furore e del fanatismo o dei deboli tiranni? Il fine dunque non è altro che d'impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali". Nella sua opera, l'autore afferma come bisogna prevenire i delitti prima di punirli e propone, come primo testo della letteratura filosofica-giurisprudenziale, l'abolizione della tortura e della pena di morte.
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Dei delitti e delle pene
| Titolo | Dei delitti e delle pene |
| Autore | Cesare Beccaria |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Grandi classici Santelli |
| Editore | Santelli |
| Formato |
|
| Pagine | 135 |
| Pubblicazione | 06/2024 |
| ISBN | 9788892921320 |
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