La paralisi del mondo joyciano sta in questo: che i protagonisti delle sue storie non conoscono nessuna libertà, non hanno - letteralmente – “libertà di parola”, perché non sanno pronunciare parole libere, e continuano a usare parole altrui, pensieri altrui, a bere whiskey e gin altrui, a guardare un mare altrui. Per questo (come noi, del resto) continuano a parlare e parlare... “Gente di Dublino” è, in questo senso, un grande laboratorio, umano e linguistico. Acquatiche, vitree, torbide di mille residui putrescenti, le storie di Joyce non ci offrono corpi veri e propri, da toccare amare odiare. I loro personaggi sono labirinti di parole non dette, di drammi non espressi.
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Gente di Dublino
| Titolo | Gente di Dublino |
| Autore | James Joyce |
| Introduzione | Luca Doninelli |
| Traduttore | Stefano Bortolussi |
| Argomento | Narrativa Narrativa classica (prima del 1945) |
| Collana | Passepartout |
| Editore | Demetra |
| Formato |
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| Pagine | 256 |
| Pubblicazione | 06/2018 |
| ISBN | 9788844051150 |

