Pochi libri hanno avuto un impatto così profondo sul pubblico occidentale come Il Profeta di Gibran. Pubblicato nel 1923 a New York, il capolavoro del poeta libanese s'impose subito come una sorta di «breviario dei laici», guadagnando fama immediata al suo autore e dando il via a quello che ancor oggi è un vero e proprio culto nei suoi confronti. I lettori identificarono il protagonista del libro con l'autore, com'egli del resto voleva. Gibran aveva infatti vestito i panni del profeta Almustafà (in arabo «il prediletto», uno degli appellativi di Maometto) per dare maggior incisività al suo messaggio poetico-messianico, in cui sono avvertibili echi di Blake, del Nietzsche di Così parlò Zarathustra, del pensiero induista, buddhista e del misticismo islamico. Stilisticamente, Gibran subì l'influsso del romanticismo europeo e della tradizione letteraria cristiana, in particolare della Bibbia: continuamente in bilico tra il sermone e l'epigramma, tra la parabola e l'aforisma, la sua prosa poetica è ricca di similitudini e allegorie visionarie che le conferiscono uno strano fascino e una rara suggestione. Con una nota di Nicola Crocetti.
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Il profeta. Testo inglese a fronte
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| Titolo | Il profeta. Testo inglese a fronte |
| Autore | Kahlil Gibran |
| Traduttore | P. Oppezzo |
| Collana | Piccola enciclopedia |
| Editore | SE |
| Formato |
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| Pagine | 160 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791257500146 |

