Meltemi
Frutti impuri. Letteratura e antropologia, due orizzonti incrociati
Giuseppe Scandurra
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 258
Nel corso del secolo scorso, il confine tra antropologia e letteratura si è spesso rivelato labile, soprattutto nell’ambito dell’etnografia. Questo volume esplora le dinamiche di questo rapporto complesso, sottolineando come la scrittura antropologica sia stata influenzata da tecniche narrative tipiche della letteratura, e viceversa. L’obiettivo è ribaltare la concezione tradizionale che separa nettamente l’immaginario scientifico da quello letterario, dimostrando come l’etnografia possa essere un terreno fertile per l’esplorazione creativa e l’immaginazione culturale. Attraverso l’analisi di opere classiche e meno note, si evidenzia come l’inclusione di testi precedentemente esclusi per motivi metodologici possa arricchire notevolmente la nostra comprensione delle diverse culture.
L'incanto del mondo. Un'introduzione al pluralismo
Mauro Barberis
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 262
Scorrendo i cataloghi, si cerca invano un testo di riferimento sul pluralismo; per trovare qualcosa di simile, bisogna rivolgersi ai precursori della nostra epoca, a classici contemporanei come Nietzsche, Weber, Berlin. Eppure, se esiste un segno dei nostri tempi e della nostra cultura, l’Occidente, quello è proprio il pluralismo: un fatto tanto ovvio da passare inosservato, un valore tanto disturbante da prestarsi alle demonizzazioni. Questa introduzione, organizzata in cinque voci enciclopediche – “Giustizia”, “Democrazia”, “Diritti”, “Libertà” e “Pluralismo” –, ricostruisce il pluralismo odierno a partire dal politeismo antico, scoprendolo più vivo che mai, per poi usarlo come chiave interpretativa del presente, ricomponendone divisioni e conflitti. Il futuro? Si prega di rivolgersi agli astrologi.
Marco Cavallo. Una storia di teatro e cura
Giuliano Scabia
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 306
"Marco Cavallo" racconta la storia del simbolo che ha dato una svolta decisiva al modo di trattare i pazienti psichiatrici, mettendo in contatto, come mai era stato fatto prima, il mondo interno al manicomio, quello dei ricoverati, con il mondo esterno e cosiddetto reale. Ma il volume è anche il racconto di un’amicizia, quella nata nel 1973 tra Giuliano Scabia, autore del libro, Franco Basaglia, che all’epoca era il direttore dell’ospedale psichiatrico di Trieste, e il cugino Vittorio Basaglia, pittore e scultore. Insieme, i tre amici decisero di creare uno spazio interno all’ospedale in cui pazienti, medici, infermieri e volontari potessero comunicare tra loro, senza barriere. Nacque così Marco Cavallo, una struttura di cartapesta azzurra ispirata a un vero cavallo - “Marco”, appunto -, che dal 1959 era stato a lungo impiegato per trasportare materiali all’interno del manicomio e che i pazienti erano riusciti a salvare dal macello. Alto quattro metri, Marco Cavallo divenne subito un simbolo di libertà in un luogo in cui sembrava non essercene. In grado di contenere tutti i sogni e i desideri dei pazienti ricoverati, quel cavallo di cartapesta è oggi l’icona indiscussa per il riconoscimento della dignità di persona ai pazienti psichiatrici, fino a quel momento ritenuti invisibili; quel riconoscimento che sarebbe stato finalmente raggiunto nel 1978 con la legge Basaglia e la chiusura dei manicomi. Con i saggi di Franco Basaglia, Peppe Dell’Acqua, Elisa Frisaldi e Umberto Eco.
La democrazia al cinema. I dilemmi del costituzionalismo in dieci film
Giovanni Rizzoni
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 224
Un tempo, per gli antichi Greci, era la tragedia il luogo in cui si usava affrontare questioni difficili come la violenza, la verità, i valori morali. Oggi è il cinema a rispondere in gran parte al nostro bisogno di rielaborare sul piano dell’immaginario collettivo le istanze che stanno alla base della convivenza civile. Per questo il cinema, al momento, è non solo la più politica delle arti, ma anche quella che più si presta alla trattazione di temi costituzionali. Le vicende narrate dalle grandi opere filmiche ci confermano spesso come le Costituzioni aprano una tensione essenziale tra valori in conflitto, alla costante ricerca di nuovi equilibri. È da questa prospettiva che il libro affronta alcuni classici, recenti e meno recenti, del cinema contemporaneo: da “Amistad” a “The Queen”, da “La parola ai giurati” a “La favorita”.
Zelens'kyj. L'uomo e la maschera
Fulvio Scaglione
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 160
Prima di diventare uno dei personaggi più conosciuti sulla scena politica internazionale, Volodymyr Zelens'kyj, attore di tv e cinema, era già uno degli uomini più famosi in Russia, in Ucraina e nelle ex Repubbliche Sovietiche. Il 20 maggio 2019 è stato eletto alla presidenza dell’Ucraina e da quel momento la sua notorietà è cresciuta a dismisura in tutto il mondo. Ma possiamo davvero dire di conoscerlo? Nella sua breve e tumultuosa esperienza politica, Zelens'kyj è stato – o ha interpretato – un personaggio sempre diverso: l’attore che si è fatto politico con l’appoggio degli oligarchi; il presidente che ha ingaggiato una rovinosa battaglia per riformare l’Ucraina; il complottista guidato dall’opportunismo; il leader in tenuta militare, protagonista della resistenza ucraina di fronte all’invasione russa; il democratico che sognava l’Europa, ma che si è appoggiato all’estrema destra; il rappresentante del popolo che ha accentrato tutti i poteri nelle proprie mani e in quelle di una ristretta cerchia di fedelissimi talvolta dal passato di dubbia trasparenza. Con audacia e schiettezza, Fulvio Scaglione ci racconta la parabola – ancora poco limpida – di Volodymyr Zelens'kyj tra luci e ombre, consensi e contraddizioni, alla scoperta dell’uomo e del politico. Prefazione di Lucio Caracciolo.
Senza Stato. Il fallimento del progetto nazionale palestinese
Rosalba Belmonte
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 162
Con la globalizzazione e la conseguente crescita dell’interdipendenza transnazionale si è assistito all’emergere di una pluralità di attori politici non statuali sempre più in grado di condizionare il potere degli Stati, fino addirittura a metterne in discussione molte delle funzioni, veicolando l’idea che la sovranità territoriale dello Stato sia un retaggio del passato. Eppure, miliardi di individui continuano a trovare nello Stato il riferimento politico, economico e culturale della convivenza sociale. Per una parte di loro, però, la statualità rappresenta ancora un traguardo lontano: è il caso della Palestina, l’ultima questione coloniale che non si è risolta con la nascita di uno Stato. Dopo aver ricostruito le principali tappe del “Processo di pace”, Rosalba Belmonte esamina le dinamiche sociopolitiche che hanno interessato il territorio palestinese a partire dall’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese, per poi soffermarsi con un’ampia e documentata analisi sui fattori che ostacolano la nascita di uno Stato in grado di governare autonomamente i Territori palestinesi occupati e che hanno trasformato in un’astrazione retorica la formula – continuamente rilanciata, ma ormai irrealistica – “due popoli, due Stati”.
Per una giustizia trasformativa. Una critica alla cancel culture
adrienne maree brown
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 148
La cancel culture e la pratica del call out sono argomenti all’ordine del giorno. Nate come strumenti al servizio di soggettività marginalizzate per rispondere al danno e alla violenza subiti in situazioni caratterizzate da un forte squilibrio di potere, sono oggi nel mirino degli avversari dei movimenti sociali radicali, rientrando tra i punti più problematici della cultura politica odierna. L’intervento critico di adrienne maree brown si inserisce nella tradizione del femminismo nero, queer e anticarcerario, mostrando un’alternativa praticabile alla denuncia degli eccessi del politicamente corretto. Un’alternativa che non guarda nostalgicamente a un passato immaginato come più spontaneo, ma a un futuro compiutamente abolizionista e politicamente desiderabile. Con uno scritto del Laboratorio Smaschieramenti. Postfazione di Malkia Devich Cyril.
Lo sguardo estetico. Per una metafisica dell'osservazione
Ave Appiano
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 334
La coscienza estetica sposta l'osservatore dall'essere al pensare e dall'assistere al partecipare. L'arte si fa potenziale luogo di addestramento alla sensibilità, all'introspezione, all'intelligenza della visione, alla valorizzazione della bellezza nel mondo. Lo sguardo estetico è in costante fluttuazione tra l'illusione di concretezza dell'esistente e l'astrazione, dove l'intuizione creativa trasmette quell'indecifrabile termine di mezzo fra il "qui e ora" e l'inconoscibile "altrove". Ne deriva che l'esperienza generata da un sentire filosofico è la circostanza in cui la vertigine del sublime trascina chi osserva verso l'alto e permette di riscattare la luce interiore dall'oblio. Il vedere e il sentire della mente, come capacità elaborative e quindi metafisiche, rendono l'osservatore disponibile a connettersi al "mondo divino" nel produrre idee, nel manifestare il proprio potenziale immaginativo e nell'esprimersi in forma poetica, praticando così un innato legame archetipico con la creazione universale. Tra percezione e realtà, scienza e psiche, mente simbolica e spirito, natura e immaginazione si creano connessioni utili a comprendere le relazioni tra anima e cosmo.
La lingua a venire. Seminario di Barcellona
Hélène Cixous, Jacques Derrida
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 128
Nel marzo del 2002, in occasione di un seminario organizzato al Centre Dona i Literatura dell'Università di Barcellona, Hélène Cixous e Jacques Derrida dialogano con i ricercatori e con il pubblico presente condividendo riflessioni sulla "precoce esperienza dell'esclusione" che accomuna i due autori. Nati in Algeria da famiglie ebraiche, la scrittrice e il filosofo si confrontano sulla nozione di identità e, in particolare, sul ruolo che il linguaggio svolge nel definire colonialismo, razzismo, differenza sessuale e relazione madre-figlio. Analizzando le figure per eccellenza dell'alterità – lo straniero, la donna e l'animale – questa intervista a due voci restituisce un incontro fra discipline, lingue e temi la cui rilevanza culturale, sociale e politica è oggi inestimabile. Introduzione di Emilia Marra.
Corruzione all'italiana. La misurazione del fenomeno tra realtà e percezione
Anna Stanziano
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 172
"L’Italia è un Paese corrotto, anzi tra i più corrotti in assoluto", "I politici si preoccupano solo dei propri interessi", "Servono le amicizie per evitare le lunghe liste di attesa", "La politica è tutto un magna magna": queste sono solo alcune delle frasi ricorrenti quando si parla di corruzione nel nostro Paese. Simili generalizzazioni nascondono un malcontento diffuso, di cui è difficile individuare l’origine, e, per effetto di un circolo vizioso, contribuiscono a loro volta a rafforzare l’immagine di un Paese corrotto e irrecuperabile. Per comprendere da dove derivi questa rappresentazione negativa, Anna Stanziano si è spinta oltre il dato numerico: nonostante siano numerosi i reati di corruzione registrati negli anni, secondo l’autrice questa è solo una parte della verità. Quella mancante, molte volte non così indagata, è che tale percezione sia dovuta ai media, al racconto che questi ultimi fanno del nostro Paese e alla spettacolarizzazione del fenomeno. Del resto, il racconto giornalistico è fondamentale per la formazione dell’opinione pubblica e della percezione che il cittadino ha del proprio Paese, specie quando si tratta di temi rilevanti per il funzionamento della democrazia.
Cronofagia e media. La gestione e il consumo del tempo fra cinema, arti visive, TV e web
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 240
Il rapido cambiamento delle società contemporanee, influenzato dallo sviluppo tecnico scientifico degli ultimi anni, ha portato a una rivoluzione nel tempo e negli spazi della medializzazione. La logica dell’entertainment diffuso dai media digitali ha permesso l’estensione della società dello spettacolo anche nel quotidiano (schermi urbani, gamification, ecc.), modificando la fruizione mediale convenzionale attraverso piattaforme sempre accessibili. Alla base di questo cambiamento soggiace un capitalismo sempre più pervasivo e mimetico, avido di tempo e in competizione con i ritmi biofisici dell’umanità. Questo volume raccoglie una serie di contributi che intendono indagare la natura cronofaga della medialità contemporanea, sottolineandone alcuni degli aspetti più evidenti, dall’automatizzazione del lavoro alla vetrinizzazione della vita online, sino al binge watching e alla conseguente condizione di governamentalità algoritmica.
Perdere il filo. Esperienze collettive di traduzione transfemminista
Laura Fontanella
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2024
pagine: 160
Chi perde il filo del discorso, stringendo il microfono in un’assemblea pubblica o il megafono durante un corteo, non teme il silenzio perché sa che quel silenzio è carico di significato: consente di coltivare la propria libertà, di rivendicare il proprio smarrimento. Chi perde il filo del discorso, a volte, smarrisce le parole; altre volte, si rende conto che le parole che va cercando semplicemente non esistono e, pertanto, non possono descrivere l’immagine che si ha in mente; altre volte ancora, quelle parole sono state invece rimosse o infangate. Quando perdiamo il filo del discorso e ci troviamo di fronte all’angoscia di una mancanza, di una perdita, di un’omissione, non possiamo non pensare al perché, laddove lo spazio dovrebbe essere pieno, ci sia al contrario uno spazio vuoto. Perdere il filo del discorso genera domande, ci pone di fronte alla necessità di comprendere su che base effettuiamo le nostre scelte linguistiche quotidiane, al bisogno di capire perché selezioniamo alcune parole mentre ne scartiamo altre. Perdere il filo ci consente di esplorare un silenzio denso, generativo, di portare a galla questioni che riguardano il modo in cui parliamo, scriviamo, traduciamo.

