Libri di Carlo Linati
Ritratto di signora
Henry James
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2018
pagine: 589
La giovane americana Isabel Archer sa quello che vuole: alla ricerca di un ruolo pubblico e di modelli di comportamento meno provinciali, decide di stabilirsi in Europa, rifiuta due proposte di matrimonio, e, diventata ricca al punto di potersi permettere tutto, resta intrappolata in quella ricca società fiorentina e romana che ha il suo campione in Gilbert Osmond, uno snob in caccia di patrimoni. Sarà lui a perfezionare il destino di solitudine di Isabel che si avvierà per gradi, come Madame Bovary, alla propria dissoluzione psichica.
Antologia degli scritti
Carlo Linati
Libro: Copertina morbida
editore: Firenzelibri
anno edizione: 1980
pagine: 222
Milano d'allora. Milano nei primi anni del secolo
Carlo Linati
Libro
editore: Firenzelibri
anno edizione: 1998
pagine: 303
Passeggiate lariane
Carlo Linati
Libro: Copertina morbida
editore: Firenzelibri
anno edizione: 1999
pagine: 210
Il diamante del rajà
Robert Louis Stevenson
Libro
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 1999
pagine: 148
Milano. Era così
Carlo Linati, Emilio De Marchi, Cesare Cantù
Libro
editore: Enzo Pifferi editore
anno edizione: 2000
pagine: 64
Porto Venere
Carlo Linati
Libro: Libro in brossura
editore: Nerosubianco
anno edizione: 2010
pagine: 128
Carteggio 1918-1947
Cesare Angelini, Carlo Linati
Libro
editore: Edizioni di Storia e Letteratura
anno edizione: 2013
pagine: 192
Sulle orme di Renzo. Pagine di fedeltà lombarda
Carlo Linati
Libro: Libro in brossura
editore: Archivio Cattaneo
anno edizione: 2020
pagine: 112
La volpe
D. H. Lawrence
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 96
David Herbert Lawrence mostra – in questo libro magistralmente tradotto da Carlo Linati – un volto diverso da quello del romanziere “scandaloso” fissato dalla leggenda. Qui Lawrence è “la volpe”: rapido, inquieto, ironico, capace di fiutare le ipocrisie del suo tempo e di scartare dalle piste più comode. Tra frammenti narrativi, osservazioni e lampi polemici, la sua prosa mette a nudo il teatro della rispettabilità, la morale che predica misura mentre teme l’energia del desiderio, l’educazione sentimentale che trasforma la vita in buona creanza. Lawrence non costruisce un trattato: sperimenta. Guarda il corpo e la mente come territori in tensione, ascolta la natura non come sfondo ma come forza che chiede verità, e invita il lettore a riconoscere quanto spesso ci adattiamo per paura di sentire. Ne nasce un testo breve e densissimo, da leggere d’un fiato ma destinato a “entrare sotto pelle”: una piccola lezione di libertà interiore contro le convenzioni che addomesticano l’esperienza. Tra humour e ferocia, Lawrence si misura con un tema attualissimo: la distanza tra ciò che siamo e ciò che recitiamo per essere accettati, utilizzando una trama quasi da favola nera per parlare di potere, istinto, identità e fragilità dei patti affettivi; la “volpe” è l’intelligenza che non si lascia addomesticare, è un simbolo mobile: predatore reale, desiderio, minaccia. Un testo che parla di amore, solitudine, lavoro, classi sociali, dell’ambiguità dei rapporti e che, in ultima analisi, ricorda come la letteratura possa ancora essere un esercizio di coraggio. Le due protagoniste sono spesso state definite con l’etichetta storica di “Boston marriage”: una convivenza femminile intensa e stabile, sia affettiva che erotica, ma che resta ambigua sul piano della “prova testuale”, anche per il contesto culturale e censorio dell’epoca. Ma nel sottotesto del romanzo Lawrence le costruisce come una coppia intimamente legata e “alternativa” al modello eteronormativo nel quale insinua, appunto, la volpe come elemento disturbante al fragile rapporto instaurato tra le due donne. La volpe è un “espresso” letterario: concentrato, mordente, sorprendente; è una chiave per chi già conosce D.H. Lawrence dai suoi grandi romanzi e riscopre qui la stessa voce ma più mobile e tagliente, che trasforma l’insofferenza in stile e la lucidità in piacere di lettura.
Il diamante del rajà
Robert Louis Stevenson
Libro: Libro rilegato
editore: Intra
anno edizione: 2021
pagine: 101
Protagonista del racconto è l’Occhio di Luce, il sesto diamante al mondo per grandezza e splendore, che si rivela tanto prezioso quanto funesto per chiunque ne venga in possesso. Donato dal Rajah di Kashgar a Sir Thomas Vandeleur, ufficiale dell'esercito britannico, è venduto dalla moglie di quest'ultimo per estinguere i debiti da lei accumulati in anni di spese folli. Ma il segretario, a cui è affidato il prezioso tesoro, viene derubato e da quel momento la gemma inizia a passare di mano in mano e di città in città. Il lettore è così coinvolto in un'avvincente storia che intreccia le vicende dei vari personaggi sedotti dal fascino del diamante. L’opera viene proposta nella prima, storica traduzione di Carlo Linati del 1920: perché i lettori possano immergersi nel contesto, anche linguistico, dell’epoca.

