Libri di Stefano Rapisarda
L'imperatore inesistente
Jean-Baptiste Perès, Richard Whately, Aristarchus Newlight
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2025
L’imperatore inesistente è il «romanzo» sulle allucinazioni della storia, al quale collaborarono (involontariamente e in più tempi, ognuno per conto proprio) vari scrittori interessati al mito di Napoleone Bonaparte e all’«eccesso di esistenza» del generale francese. Le referenze sono illustri. Lord Byron fece di Napoleone un eroe da romanzo. Ippolito Nievo raccontò che nel castello di Fratta c’era qualcuno (presto smentito) che considerava il generale Bonaparte «un essere immaginario, una copertina di qualche vecchio capitano che non voleva disonorarsi in guerre disperate di vittoria, un nome vano immaginato dal Direttorio a lusinga delle orecchie italiane». Madame de Staël ridusse l’imperatore a un sintomo anti-respiratorio: alla «malattia di tutti coloro che» hanno vissuto «sotto la sua autorità». Se Manzoni aveva cancellato il nome dell’imperatore, facendone un innominato da raccontare (prima della sua finale conversione) come un blasfemo che aveva osato competere con quel Dio che «volle in lui / del creator suo spirito / più vasta orma stampar» come già aveva fatto con l’angelo ribelle Lucifero; un personaggio di Guerra e pace di Tolstoj, sulla base di una massonica scala numerica che culminerà con il numero 666, pretenderà di aver dimostrato che Napoleone altro non era che «la bestia», alleata di Satana, «predetta dall’Apocalisse». Tre allegoristi visionari, mitologi anagrammisti e paradossali filologi impegnati nell’espunzione dal libro della storia del refuso chiamato Napoleone, scrissero nell’Ottocento tre divertenti opuscoli, qui raccolti, contribuendo a far dell’imperatore «il primo degli onnipotenti che non sono mai esistiti» (Giorgio Manganelli). Segnalati da Emmanuel Carrère nel 1986, e ora, in questa nuova edizione accresciuta, dopo la prima del 1989, piacevolmente illuminati da Giorgio Manganelli e Umberto Eco, si fanno leggere come capitoli di un sorprendente e demenziale romanzo. Nei tre autori, Eco vide tre «Kazzenger ante litteram» (Kazzenger è il nome di un personaggio satirico del repertorio di Maurizio Crozza). Ma con questa precisazione: «È vero che i miei tre autori non satirizzavano i cacciatori di misteri bensì dei pensatori che cercavano di eliminare i misteri; e quindi erano in fondo dei reazionari. Ma il metodo rimane istruttivo: portate all’estremo le tesi degli altri e una risata li seppellirà».
La lingua portoghese nel mondo. Una storia globale
Stefano Rapisarda
Libro: Libro in brossura
editore: Carocci
anno edizione: 2023
pagine: 220
Grazie all'audacia di navigatori come Vasco da Gama (1469-1524) e Pedro Álvares Cabral (1467-1520), e alle straordinarie competenze di cartografi come Fernão Vaz Dourado, autore di un Atlas Universal (1571) di ineguagliabile bellezza, il regno di Portogallo riuscì, nel giro di pochi secoli, ad acquisire un vastissimo dominio coloniale, da Capo Verde all'Angola, dal Mozambico a Macao, da Timor a Nagasaki, sino agli ampi territori del Brasile, che resta il più grande paese di lingua romanza del mondo. Se negli immensi spazi della lusofonia il Portogallo sia riuscito a costruire una cultura globale è domanda di difficile, forse impossibile, risposta. Quella che è indiscutibile è la vitalità di una lingua parlata da quasi 250 milioni di persone e di una cultura che – insieme a quella spagnola, sorella ma spesso rivale –, per la prima volta nella storia del pianeta, ha sperimentato i temi ardui del meticciato, dello scontro e dell'incontro delle civiltà, tra la “leggenda nera” di un Portogallo dominatore spietato che prende dalle colonie molto più di quanto restituisce in termini di “civilizzazione” e le elaborazioni controverse e conflittuali del luso-africanismo e del luso-tropicalismo.
La lingua spagnola nel mondo. Una storia globale
Stefano Rapisarda
Libro: Libro in brossura
editore: Carocci
anno edizione: 2021
pagine: 196
Con più di mezzo miliardo di parlanti, lo spagnolo è una delle lingue più diffuse al mondo. Presente in tutti i continenti, è la lingua di esploratori e di conquistatori, di artisti e di missionari, di leggendari rivoluzionari e di controversi uomini di Stato: Cristoforo Colombo e Hernan Cortés, Miguel de Cervantes e Jorge Luis Borges, Francisco Franco e Juan Domingo Perón, Fidel Castro e papa Francesco. Utile strumento per gli studenti di Lingue e di mediazione culturale, di Economia e management e di Relazioni internazionali, e per chiunque voglia farsi un’idea della storia della lingua romanza più globale, il volume propone per la prima volta una trattazione unitaria di tutte le sue varietà, dal giudeo-spagnolo delle comunità sefardite del Nordafrica e del Levante alle varietà “africane” di Ceuta e Melilla, dalle parlate centro e sudamericane (l’español caribeño, andino, rioplatense ecc.) al chabacano delle Filippine, e ne ricostruisce le connessioni con la storia, la politica, l’ideologia, dalla prima Gramática de la lengua castellana di Elio Antonio de Nebrija (1492) ai dibattiti nelle elezioni presidenziali americane, dall’ostracismo di Donald Trump al recupero di Joe Biden.
Filologi in guerra e in pace. Bédier, Auerbach, Curtius, Friedmann, Spitzer, Bloch
Stefano Rapisarda
Libro
editore: Rubbettino
anno edizione: 2021
pagine: 172
4 ottobre 1914. Il "Manifesto dei 93" professori tedeschi in difesa dell'esercito imperiale invasore del Belgio scatena appassionate adesioni e furibonde reazioni, e rompe l'incantesimo che s'era prodotto dall'Illuminismo in avanti: che l'uomo di scienza fosse votato a un fine superiore, la ricerca della verità "universale", valida per l'umanità, e non di una verità "nazionale". Sul lato opposto, anche Joseph Bédier si lancia nell'agone con alcuni pamphlets che sollecitano ancora oggi domande fondamentali sul modo in cui gli uomini di scienza si pongono dinanzi alla tragedia della guerra, tra adesione incondizionata alla nazione o aspirazione a una superiore "repubblica delle lettere", nazionalismo o cosmopolitismo, militanza attiva o disincanto, fedeltà alla deontologia del mestiere filologico o tentazioni di manipolazione, rottura di consolidate relazioni scientifiche o tessiture di reti sovranazionali tra "uomini di buona volontà".
La filologia al servizio delle nazioni. Storia, crisi e prospettive della filologia romanza
Stefano Rapisarda
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori Bruno
anno edizione: 2018
pagine: 224
Se un giorno la filologia morisse, la critica morirebbe con lei, la barbarie rinascerebbe, la credulità sarebbe di nuovo padrona del mondo». Così Ernest Renan ne "L'avenir de la science" (1890) tesseva un altissimo elogio della filologia, una delle scienze regine del XIX secolo. Oggi, al tempo delle fake news e della post-verità, quelle parole ci ricordano che la filologia può essere ancora argine alla barbarie. E ci ricordano che la filologia, quella con aggettivi e quella senza, è intrinsecamente politica. Non è utile o interessante in sé: lo è quando è schierata, militante, "calda", quando tocca interessi, quando serve interessi. Quando è "al servizio" di un Principe o di un partito o di uno Stato o di una visione del mondo. Ci ricordano insomma che la filologia è anche politica, come sapevano Lorenzo Valla e Baruch Spinoza, Ernest Renan e Ulrich Wilamowitz-Möllendorff, Gaston Paris e Paul Meyer, Eduard Koschwitz e Joseph Bédier, Ernst Robert Curtius e Erich Auerbach, Cesare Segre e Edward Said. Eppure la filologia, con o senza aggettivi, oggi sa di polvere e di noia. Ciò sollecita varie domande: perché questa antica "scienza del testo" si è ridotta al margine della cultura di oggi? Può tornare al centro dei bisogni intellettuali dell'uomo contemporaneo? Quale tipo di filologia può ancora servire il mondo e servire al mondo?
Forme letterarie del Medioevo romanzo: testo, interpretazione e storia. 11º Congresso della Società Italiana di Filologia Romanza
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2017
pagine: 540
“Perché un argomento così generale in un congresso della Società Italiana di Filologia Romanza dal titolo “Forme letterarie del Medio Evo romanzo: testo, interpretazione e storia?” Diciamo che non mi è sembrato inopportuno in un convegno dedicato a uno dei nodi-chiave della Filologia romanza proporre qualche considerazione generale su un tema organicamente affine e direi preliminare che in realtà è profondamente radicato nella migliore tradizione europea dei nostri studi, tanto da rappresentarne ancora nel mondo uno degli emblemi e degli aspetti più stimolanti e attuali, pur dopo molte innovazioni e rivoluzioni che sono intervenute soprattutto sulla concezione del testo e delle sue possibili analisi e che hanno visto spesso in primo piano, di nuovo, proprio filologi e linguisti romanzi e slavi, ovvero le due aree più organicamente attraversate da una necessaria dinamica comparatistica (e non è dal comparatismo, progenitore di ogni metodo successivo, strutturalismo in testa, che trae origine la nostra disciplina, in origine anche Lingue e letterature neolatine comparate?).” (Roberto Antonelli)

